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giovedì 31 maggio 2012,
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Brusciano, funerali a Napoli per Vincenza Zullo

 

Brusciano, funerali a Napoli per Vincenza Zullo

 BRUSCIANO - Si faranno a Napoli i funerali della povera mamma Vincenza Zullo, barbaramente uccisa dal marito 35enne, guardia giurata, con un colpo d’arma da fuoco al volto. La sua famiglia originaria del quartiere Sanità ha voluto interrompere ogni rapporto con la cittadina di Brusciano, teatro del macabro delitto avvenuto nella modesta abitazione di due piani di via Biagio Caccia. Una villetta malandata dove il suocero muratore, che da tempo si era trasferito altrove, aveva lasciato due camion abbandonati e altri attrezzi di lavoro nel cortile incolto e polveroso.

Qui a Brusciano Vincenza aveva conosciuto l’amore, qui Vincenza, madre esemplare tutta casa e figli, ha trovato la morte per mano di quella persona che aveva intensamente amato e che si era trasformato in un bruto violento. Si erano sposati giovanissimi. Vincenza era incinta del primogenito e così erano scappati insieme con la classica fuitina. Poi quello che doveva essere un nido d’amore si era trasformato nell’inferno.

Qualche settimana fa il marito l’ aveva picchiata selvaggiamente facendola avere 9 punti di sutura alla testa. Vincenza,però, come spesso accade da queste parti, non aveva denunciato l’accaduto. Si era solo confidata con qualche amica. La convivenza con il marito Salvatore Velotto, stando a quanto affermano da alcuni conoscenti, diventava sempre più difficile. L’uomo qualche volta a quanto pare aveva portato anche a casa, nell’appartamento superiore, l’amante di Eboli con la quale intratteneva una relazione da circa un anno. Voci, che però non trovano conferma nelle fonti ufficiali, addirittura dicono che anche quella sera in cui Velotto ha ucciso la moglie nell’appartamento che prima era occupato dai suoi genitori c’era l’ amante.

Sotto nell’ appartamento ammezzato la sua famiglia: la povera Vincenza e i due figli Filippo e Agnese che avevano gli stessi nomi dei genitori dell’uxoricida.  Velotto voleva che la moglie gli lasciasse libera la casa e non voleva versargli i soldi per il mantenimento. Dicono così in paese le poche persone che avevano raccolto qualche confidenza della donna, che per carattere era chiusa e taciturna e la cui unica fonte di felicità erano solo i suoi figli. Quei figli che non la vedranno più e che non riceveranno più le sue coccole. Vincenza per loro desiderava un futuro migliore, lontano da quelle scene di violenza che erano costretti a subire.

Salvatore denominato ‘O pazzo” per il suo carattere irascibile non ha nascosto neanche la sua indole quando i carabinieri lo stavano facendo salire sull’auto che lo avrebbe condotto a Poggioreale. Di fronte alle frasi di dolore dei parenti della vittima, che lo accusavano e minacciavano di ucciderlo se lo avessero avuto fra le mani, ha cercato di divincolarsi dai carabinieri per corrergli incontro ed aggredirli. Erano le 18:00 quando l’aliquota dei militari di Castello di Cisterna lo ha tradotto in carcere con l’accusa d’indiziato di delitto. Ad inchiodarlo la scena del crimine. Ha confessato dopo 12 ore d’interrogatorio.

I carabinieri, coordinati dal capitano Michele D’Agosto, non gli hanno lasciato un attimo di tregua proprio per impedire che non confessasse l’accaduto e che anche questo “moglicidio” si trasformasse nell’ennesimo caso insoluto, come quello di Melania Rea. Inizialmente aveva negato. Aveva detto che la moglie si era suicidata. Poi ha ammesso l’accaduto affermando che però il colpo era partito accidentalmente nel tentativo di sottrarle la pistola che lei gli aveva portato via. Saranno le indagini a fare chiarezza. Di certo: una mamma di famiglia non c’è più e bisogna fare giustizia.

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