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giovedì 09 agosto 2012,
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Doping e lacrime alle Olimpiadi

 

Doping e lacrime alle Olimpiadi

E’ il giorno prima della 50 Km di marcia, a Londra per i giochi olimpici si attende il campione olimpico di Pechino 2008, l’italiano Alex Schwarzer, su di lui sono puntati i sogni per una medaglia olimpica nell’atletica. Come un fulmine a ciel sereno si apprende da notizie ansa che Schwarzer è risutato positvo al test antidoping, la sostanza che è stata riscontrata nel suo corpo è l’Epo. Il nostro campione non potrà correre la 50 km di marcia perché, giustamente, sospeso. Le tv, i giornali, i media lo accusano, è semplice, in questi casi, passare dal tripudio all’essere il cattivo di turno, colui che ha assunto doping e la dovrà pagare. Il giorno della 50 km di marcia la pettorina azzurra con il nome” Schwarzer” non c’è a correre e a sudare per le strade di Londra, ma è nella sua Bolzano a parlare dinanzi a giornalisti di quanto successo.

Di casi di doping, purtroppo, nel corso del tempo c’e’ ne sono stati tanti, personalmente mi ha colpito questo, nella conferenza stampa voluta da Alex ci sono stati dei passaggi molto toccanti. Non voglio giustificare l’atleta, ma l’uomo. Ha sbagliato come ha ammesso anche lui più volte, lo ha fatto perché il fisico non rispondeva più come 4 anni fa in cui al collo gli fu data la medaglia d’oro, la testa non era più lucida e allora l’”uomo” Schwarzer ha assunto queste sostanze come un aiuto senza pensare alle conseguenze, innanzitutto di salute, ma poi anche del processo che dovrà subire. La frase più toccante della conferenza stampa è stata la seguente : “ Quando il 30 luglio si sono presentati a casa mia per i controlli non avevo la forza di chiedere a mia madre di dire che non ero a casa. Avrei potuto farlo, ma non vedevo l'ora che tutto finisse". Queste parole indicano la fragilità che ha avuto questo ragazzo nell’assumere doping, nel far vedere a parenti, amici, tifosi, che lui c’era ancora anche con le difficoltà avute fisicamente nel periodo precedente a queste olimpiadi.

Un uomo pentito, con il capo quasi sempre chino, con le lacrime agli occhi che ripete più volte che ha sbagliato e vorrà pagare il massimo delle conseguenze, ma che l’importante è che sia finito un incubo, è una persona da aiutare e non da giudicare. Sui giornali si leggeranno commenti duri, ma in questo momento l’unico processo che Alex deve subire e quello della giustizia, i processi facciamo che se ne incaricano persone competenti, l’aiuto morale lasciamolo alla famiglia, le parole dette per ammazzare ancor di più Schwarzer non le scriviamo, perché l’unica parola che ha bisogno di sentire in questo momento della sua vita è quella che gli può dare un conforto, aiutandolo psicologicamente ad uscire da una crisi e a ritrovare il sorriso di sempre.

Salvatore Paesano
 

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