mercoledì 08 settembre 2010 - ore: 4:15
 
 
venerdì 30 luglio 2010,
| Altri

Nola, un romanzo noir di Vincenzo Spagnol

 

Nola, un romanzo noir di Vincenzo Spagnol

Giornalista, poeta, collaboratore de “Il Meridiano”, compositore e leader del gruppo musicale Taigart Square, Vincenzo Spagnol affronta con questo romanzo (Il risveglio della mummia, Aletti Editore, Villalba di Guidonia, 2010) una prova impegnativa, nel genere caro ad Alicia Gimènez –Bartlett e di cui è da tempo cultore appassionato.

La narrazione
riproduce la singolare avventura di tre “simpatici ragazzi” – i fratelli Tito e Alessandro Ventura, di San Paolo Belsito, e Giovanni, di Casamarciano - , componenti di una band dal nome inglese, The Sound. Tre personaggi in cerca d’autore, che convincono il nostro riluttante scrittore a fissare sulla carta il resoconto della loro avventura piena di mistero e di terrore. Accanto a loro, risalta la figura gentile di Rosa, graziosa giornalista diciottenne dal “sorriso sbarazzino”, in cerca di scoop e insieme pronta a coadiuvare nell’ardua impresa i tre protagonisti.

La storia prende avvio dall’incontro casuale di Giovanni, in Biblioteca, con due tizi dall’aria di cospiratori che parlano di una Mummia, da loro controllata, che lascia la cappella per rubare in casa della gente, e di un papiro che allude a un’antica maledizione. Ce n’è a sufficienza per suscitare la curiosità e l’interesse dei tre ragazzi, tanto più che in quel periodo si verificano, in zona, strani furti! Forse il papiro – essi pensano – contiene la formula per risvegliare la Mummia; allora si trasformano da musicisti in investigatori, non senza aver informato del fatto Rosa presso la casa editrice “La Saetta”, dove però si accorgono di essere stati spiati da qualcuno che si è dileguato in fretta, misteriosamente.

Si mettono prontamente alla ricerca del papiro, visitando i ruderi di una vecchia casa di campagna di Cinquevie, di proprietà di un fantomatico Egiziano, dove li raggiunge il terrore: una mano enorme, con dita lunghe, deformi, delle bende scolorite, penzolanti inerti, avvolte sulle ossa, lunghe falangi deformi, un braccio, un corpo: la Mummia! Riescono a sfuggirle, ma non desistono; fortunosamente, di notte, penetrano nel Cimitero di Nola, nella Cappella eretta dallo stesso Egiziano, con sfingi all’entrata e un sarcofago all’interno: in esso scoprono scheletri umani, risalenti a circa cinquanta o sessanta anni prima, cioè al periodo in cui l’ Egiziano è giunto in Italia traslando la Mummia dal luogo di sepoltura originario. Sperano, infatti, di ritrovarvi il papiro e desiderano evitare che la Mummia possa “fare del male ad altra gente”.

A questo punto il nostro racconto si interrompe per non togliere al lettore il gusto di scoprire da sé gli sviluppi della storia e non rovinargli l’effetto delle successive sorprese che la caratterizzano, e naturalmente del finale. Tutta la storia, comunque, è ricca di colpi di scena, di risvolti inattesi, e sostenuta da una reiterata suspense: l’autore ne regge le fila con sicura e sapiente maestria, dando vita ad un racconto avvincente, materiato di un dialogo sempre vivace, spesso frizzante e venato di umorismo, così come costellato di frequenti riferimenti a riti e miti massmediatici del nostro tempo. particolarmente a quelli dell’ universo giovanile.

Accresce
ulteriormente, poi, il nostro interesse per la vicenda l’ambientazione nell’agro nolano, tra S.Paolo Belsito, Nola, Saviano, Cinquevie e Piazzolla, oltre che la scelta dei luoghi di origine dei protagonisti: motivi che ce la rendono familiare. Sapientemente variata appare la dosatura dell’orrore, che talora non lascia respiro al lettore, talaltra gli concede pur brevi riposi e diversivi, ma non tali da fargli smarrire l’ansia di scoprire gli sviluppi dell’avventura. 

 Così come felicemente bilanciata, nella dipintura della psicologia dei tre ragazzi, è la dialettica tra lo spirito di avventura e la legittima rèmora della paura. E non a caso la tensione, una volta giunta all’acme, viene interrotta talora dall’inserzione di battute umoristiche o di un controcanto ironico: “Questa è la mano di un morto! Ed ha pure l’artrosi”; “quelle corde vocali non funzionano da almeno tre millenni”; “la nostra (Mummia) sembra di serie B”. Né manca il fascino di immagini colorite e di metafore plastiche, segno di un felice commercio con la poesia: “Il neon protestò prima di inondare la stanza di un colore biancastro”; “silenzio cavernoso”; la balaustra “aveva tutta l’aria di voler crollare da un momento all’altro”; “…il fascio di luce della torcia danzava sulle scale”: “…favola travestita da incubo”. Opportuna, poi, la nota finale dell’autore, condita di garbato umorismo.

E’ dunque
, a mio modesto avviso, un romanzo ben costruito, questo di Vincenzo Spagnol, condotto con una trasparente “logica interna”, e avvalorato da una scrittura fluida e suasivamente comunicativa, sì da richiamare alla mia memoria la suggestione di certe pagine del più avvincente noir napoletano, ad esempio di Antonella Cilento o di Davide Morganti, accanto ai quali può degnamente collocarsi: una prova, quindi, pienamente e brillantemente superata dal nostro conterraneo, al quale auguriamo sempre maggiori fortune e consensi di lettori e di critici. 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nola, un romanzo noir di Vincenzo Spagnol

Vedi tutti gli articoli di questo autore - Franco Trifuoggi

 
MARIGLIANO.net

Questo è il blog di MARIGLIANO.net su cui puoi lasciare il tuo commento

Visita il blog di MARIGLIANO.net

Segui i nostri video sul canale YouTube di MARIGLIANO.net

Seguici su YouTube

Segui i nostri post su Twitter per essere sempre aggiornato

Seguici su Twitter

Diventa fan della nostra pagina su Facebook

Diventa fan su Facebook