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lunedì 13 agosto 2012,
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Un Ferragosto di preoccupazione, un autunno caldo

 

Un Ferragosto di preoccupazione, un autunno caldo

Questa del 2012 è una estate decisamente “fredda”, poiché assistiamo ad un calo del 30% di turisti negli alberghi e ad una netta contrazione dei consumi (neanche i saldi di fine stagione, in calo dal 20 al 40%, riescono a dare ossigeno al commercio)-. Dagli ultimi dati di InfoCamere le imprese guidate da “under 35” sono diminuite di circa 23.000 unità dal giugno 2011 al giugno 2012 e, nel 2011, sono “scomparsi” 9.000 ristoranti -dichiara il Segretario Generale di Unità Sindacale Falcri Silcea Confsal Aleardo Pelacchi -.

In questa situazione non sorprende che la Bce, nel bollettino di Agosto, faccia riferimento ad un netto deterioramento della valutazione del rischio di credito delle imprese italiane, da parte degli operatori, misurato ad esempio dai tassi attesi di insolvenza.

Non c’è più tempo per le posizioni intransigenti di alcuni Stati o peggio per le strategie della Politica. In Italia così come in Europa, occorre agire subito – prosegue Pelacchi – ed anche come Sindacato di categoria non possiamo rimanere inermi di fronte a questa drammatica spirale che, partendo dal costo del debito sovrano del nostro Paese, sta progressivamente interessando il sistema produttivo soprattutto in riferimento alle difficoltà incontrate dalle Pmi.

Riteniamo oramai improcrastinabile un intervento della Bce che, con misure non convenzionali, unitamente all’attivazione dei fondi salva Stati, possa interrompere l’assedio della speculazione sui debiti sovrani al fine di rilanciare l’economia poiché così non possiamo andare avanti: c’è in gioco la coesione sociale del Paese –conclude il Segretario Generale di Unisin-.

Da questa crisi se ne esce solamente se verranno abbandonate quelle soluzioni di breve periodo che tanti problemi hanno creato sia alla finanza che alla economia reale e se verranno stabilite finalmente regole uniformi che possano consentire alle nostre aziende di competere ad armi pari. Nessuno può pensare, inoltre, di risolvere questa drammatica recessione intervenendo nuovamente sul costo del lavoro senza una prospettiva di rilancio delle imprese a partire da quelle bancarie.

 

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