NAPOLI – A meno di 24 ore dall’incendio che ha coinvolto un treno della Circumvesuviana sulla linea per Sorrento – e a poche settimane dalla conclusione delle indagini sulla tragedia della funivia del Faito – l’Ente Autonomo Volturno (EAV) investe in pagine pubblicitarie sull’edizione napoletana di “la Repubblica” per esaltare presunti traguardi. Ma il tono celebrativo scelto dall’azienda stona drammaticamente con la realtà vissuta dai pendolari.
Non si tratta di semplice promozione, ma di una narrazione edulcorata che cerca di sostituire il dovere di informazione istituzionale con marketing autocelebrativo. Non è l’acquaiolo che decanta la sua acqua: è il cantiniere che tenta di spacciare aceto per vino d’annata.Non otto, ma dieci sono gli anni di questa gestione. E in questo decennio, l’offerta di servizio è crollata ai minimi storici su tutte le linee:
Linee vesuviane: disser vizi cronici e circolazione compromessa.
Piedimonte Matese e Napoli-Benevento: apertura rimandata a data indefinita.
Linee flegree: l’officina di Quarto è paralizzata, mentre la mancata sostituzione dei vecchi ETR 400 minaccia ulteriori interruzioni.
L’EAV sembra aver smesso di essere un’azienda di trasporto pubblico per trasformarsi in una stazione appaltante, sommersa da cantieri aperti di cui pochi vengono portati a termine. Il raddoppio della tratta Pompei–Castellammare ne è un emblema: due città vicinissime, ma separate da anni di lavori infiniti.
Quando non può celare i problemi con i comunicati ufficiali, l’EAV li maschera dietro costose campagne pubblicitarie finanziate con risorse pubbliche. Ma ciò che emerge non è informazione: è propaganda. Il tentativo di nascondere il disastro sotto il tappeto è ormai palese.
Nonostante l’aumento dei fondi previsti dal contratto di servizio, l’azienda non riesce a offrire un trasporto pubblico dignitoso. E persino i conti non tranquillizzano: l’indebitamento milionario verso i fornitori è in forte e inquietante crescita.


