Gli arresti

Clan Massaro e politica locale: arrestato a Santa Maria a Vico il sindaco Pirozzi per scambio elettorale politico-mafioso

Controlli GdF
- Foto d'Archivio

Santa Maria a Vico – Dalle prime ore di oggi, i militari della Compagnia di Marcianise hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare che ha portato alla custodia in carcere di due esponenti di spicco del clan camorristico “Massaro” e agli arresti domiciliari per quattro amministratori del Comune di Santa Maria a Vico, tra cui il sindaco Andrea Pirozzi, la sua vice Veronica Biondo e un ex assessore.

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha svelato un sistema di scambio elettorale politico-mafioso in occasione delle elezioni comunali del 20 e 21 settembre 2020. Il clan avrebbe garantito un consistente pacchetto di voti a favore di candidati locali, ottenendo in cambio atti amministrativi favorevoli ai propri interessi economico-criminali.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di scambio elettorale politico-mafioso; induzione indebita a dare o promettere utilità; rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale.

Le indagini hanno evidenziato come il clan Massaro fosse in grado di influenzare l’esito elettorale al punto da far eleggere anche un candidato della lista avversaria, strategia utile a garantirne la permanenza come consigliere provinciale. In più occasioni, il referente del clan avrebbe persino anticipato ai candidati gli esiti delle elezioni e le cariche che avrebbero ricoperto.

Tra gli obiettivi del gruppo criminale la gestione dell’appalto per l’ampliamento del cimitero comunale; la realizzazione di un impianto di cremazione con affidamento a una società riconducibile al clan; la riassegnazione della concessione per un chiosco-bar abusivo nella frazione San Marco; la gestione di un’area fieristica regolata da un apposito atto comunale e le pressioni su un imprenditore per l’assunzione di un affiliato con precedenti per associazione mafiosa

Il provvedimento odierno rappresenta l’epilogo di un’indagine complessa che ha messo in luce l’intreccio tra criminalità organizzata e amministrazione pubblica, con gravi implicazioni per la legalità e la trasparenza istituzionale.