La protesta

Circumvesuviana, il fallimento di un sistema: perché Pendolaria non sorprende più

La Circumvesuviana si conferma ancora una volta la peggiore ferrovia d'Italia.

Circumvesuviana Marigliano
- Foto d'Archivio

CIRCUMVESUVIANA – C’è un dato che colpisce, ma non stupisce più nessuno: la Circumvesuviana è, ancora una volta, la peggiore ferrovia d’Italia. Lo certifica il rapporto Pendolaria di Legambiente, ma lo raccontano da anni – con rabbia, frustrazione e rassegnazione – i pendolari che ogni giorno si affidano a un servizio pubblico diventato sinonimo di disservizio.

Il documento di Legambiente non è una rivelazione: è la fotografia nitida di un declino che si consuma da oltre un decennio. Un declino che non è frutto del caso, ma di scelte politiche mancate, di una governance assente, di una gestione aziendale incapace di invertire la rotta nonostante investimenti milionari.

La Circumvesuviana è oggi un sistema che discrimina. Non per volontà, ma per incapacità. Chi può, scappa: sceglie l’auto, il motorino, qualsiasi alternativa pur di evitare ritardi, soppressioni, stazioni abbandonate, ascensori guasti, vagoni affollati fino all’inverosimile. Chi resta è chi non ha scelta. E questo è il fallimento più grave: un servizio pubblico che non garantisce più un diritto, ma impone una condanna.

L’assenza di un assessore regionale ai trasporti per un decennio è un’anomalia che pesa come un macigno. Così come pesa il mancato funzionamento della consulta della mobilità, che avrebbe dovuto essere il luogo del confronto, dell’ascolto, della programmazione. Invece, il vuoto. E nel vuoto, i disservizi si moltiplicano.

La gestione dell’EAV è finita al centro delle critiche dei comitati: investimenti ingenti che non hanno prodotto un miglioramento percepibile, una comunicazione spesso insufficiente, una programmazione che non ha saputo prevenire né contenere il collasso del sistema. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: milioni di viaggiatori persi negli anni, un crollo di fiducia difficile da recuperare, un territorio intero penalizzato.

Le associazioni e i comitati pendolari lanciano un appello al nuovo presidente della Regione Campania: bisogna fare presto. Non bastano annunci, non bastano promesse. Serve una visione nuova, una gestione competente, trasparente, capace di coinvolgere chi il treno lo vive ogni giorno. Serve, soprattutto, rispetto. Perché la mobilità non è un lusso: è un diritto.

A firmare l’appello sono realtà diverse ma unite dallo stesso obiettivo:

  • Enzo Ciniglio – No al taglio dei treni della Circumvesuviana
  • Salvatore Ferraro – Circumvesuviana – EAV
  • Salvatore Alaia – Comitato civico E(A)Vitiamolo Sperone
  • Avv. Marcello Fabbrocini – Comitato civico A. Cifariello Ottaviano
  • Maria Teresa Trinchese – Link Napoli
  • Domenico Fortunato – UdS Campania
  • Mariateresa Imparato – Legambiente Campania
  • Giovanni Berritto – Federconsumatori Campania

Sono loro, insieme ai pendolari, a ricordarci che la Circumvesuviana non è solo una ferrovia: è un pezzo di vita quotidiana, un’infrastruttura che dovrebbe unire e invece divide, che dovrebbe garantire diritti e invece produce disuguaglianze. Voltare pagina non è più un auspicio. È una necessità.