NAPOLI – C’è un’immagine che più di tutte racconta la crisi della Circumvesuviana: pendolari ammassati sulle banchine, treni che non arrivano, annunci che non si trasformano mai in fatti. E mentre i cittadini vivono ogni giorno sulla propria pelle il fallimento di un sistema, i vertici istituzionali e aziendali continuano a rimbalzarsi responsabilità come in un gioco stanco e ormai indecoroso.
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un fiume di dichiarazioni: chi promette “un cambio di passo”, chi si difende spostando l’attenzione altrove, chi tenta di scaricare colpe su governi passati. Ma la verità è semplice e brutale: lo scandalo Circumvesuviana non nasce oggi. È un disastro annunciato, documentato, denunciato per anni da chi ogni mattina sale su quei treni.
I pendolari vesuviani non parlano per sentito dire. Hanno organizzato manifestazioni, raccolto firme, presentato esposti alla Corte dei Conti e alla Procura. Hanno chiesto ascolto, spesso nel silenzio generale. E mentre la politica si ricordava della Circumvesuviana solo in campagna elettorale, loro continuavano a viaggiare su convogli fatiscenti, tra ritardi cronici e disservizi che in qualsiasi altro Paese avrebbero fatto scattare commissariamenti immediati.
Oggi c’è un nuovo governo regionale e un nuovo assessore ai trasporti. È un’occasione che non può essere sprecata. Il tempo degli annunci è scaduto. Servono decisioni, investimenti, responsabilità chiare. Servono risposte.
Le parole del presidente Eav, che rifiuta il ruolo di “parafulmine”, suonano come un’ammissione involontaria: qualcosa non ha funzionato, e non da ieri. Rivendicare un “bilancio attivo” mentre il servizio tocca livelli minimi storici è un insulto ai cittadini che ogni giorno pagano biglietti, abbonamenti e tasse per un diritto alla mobilità che non viene garantito.
E poi c’è la questione dei treni nuovi, annunciati come una rivoluzione e mai arrivati. Non servono viaggi a Valencia o selfie di circostanza: servono contratti, fideiussioni solide, penali applicate, trasparenza totale sugli appalti. I pendolari non chiedono miracoli, chiedono verità. La Circumvesuviana è un patrimonio pubblico, pagato dai contribuenti campani. È un’infrastruttura che dovrebbe unire territori, non isolarli. È un servizio essenziale che non può essere lasciato marcire tra degrado, inefficienze e scaricabarile.
I pendolari vesuviani lo dicono con chiarezza: continueranno la loro battaglia. E fanno bene. Perché senza la pressione di chi vive ogni giorno questo calvario, il rischio è che tutto resti com’è: un sistema che non funziona, una politica che promette, un’azienda che si difende, e una comunità che paga. È il momento della trasparenza. È il momento del coraggio. È il momento di cambiare davvero.


