SCISCIANO – L’inchiesta sull’omicidio di Ottavio Colalongo, ucciso a colpi di pistola lo scorso 17 dicembre in via Garibaldi a Scisciano, porta la firma del pm anticamorra Henry John Woodcock, coordinato dall’aggiunto Sergio Ferrigno. Le indagini, condotte dai Carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna, hanno portato nella notte all’esecuzione di otto decreti di fermo emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Sin dalle prime ore, la matrice camorristica del delitto era apparsa evidente agli investigatori. Colalongo, già ferito e a terra, sarebbe stato finito con colpi di pistola al volto. Poco distante dal corpo è stata ritrovata una calibro 9, compatibile con l’arma utilizzata dai due killer arrivati in moto.
La vittima, nota alle forze dell’ordine, secondo gli inquirenti sarebbe stata vicina agli ambienti del clan Filippini, gruppo attivo tra Marigliano, San Vitaliano, Cimitile e i comuni limitrofi, impegnato soprattutto nel traffico e nello spaccio di stupefacenti. La relazione sulla Criminalità Campana del 2021 descrive il clan come una struttura “a conduzione familiare”.
L’omicidio si inserirebbe in un quadro di forte instabilità criminale nel nord-est dell’area metropolitana di Napoli. Le indagini hanno infatti ricostruito un sistema di alleanze e contrapposizioni che coinvolge gruppi operanti tra Afragola, Acerra, Marigliano, San Vitaliano, Scisciano e fino ai confini con la provincia di Avellino.
Secondo gli investigatori, Colalongo sarebbe stato eliminato nell’ambito di uno scontro tra clan per il controllo dei territori di Marigliano, Scisciano e San Vitaliano. L’ordine di uccidere sarebbe arrivato “dall’alto”, dai vertici del gruppo criminale, attualmente detenuti, che avrebbero pianificato l’agguato e incaricato i sicari dell’esecuzione.
Sono otto le persone raggiunte dal decreto di fermo: Daniele Augusto, Bernardo Cava, Luca Covone, Matteo Covone, Christian Della Valle, Ciro Guardasole, Eduardo Polverino, Giovanni Tarantino. Tra loro figura anche Bernardo Cava, 50 anni, ritenuto uno dei capi dell’omonimo clan di Quindici (Avellino), già detenuto. Anche per lui la DDA ha disposto il fermo nell’ambito dell’inchiesta. Le accuse contestate sono pesanti: omicidio aggravato dalle modalità e finalità mafiose. Tutti gli indagati, come previsto dalla legge, potranno fornire la propria versione dei fatti e dimostrare la loro estraneità già negli interrogatori di convalida davanti al gip.
L’inchiesta, oltre a ricostruire le fasi dell’agguato, ha permesso di delineare con maggiore precisione le dinamiche criminali dell’area nord della provincia di Napoli, confermando l’esistenza di un sistema fluido di alleanze tra clan, spesso destinato a sfociare in violente faide per il controllo delle piazze di spaccio e delle attività illecite. Le indagini proseguono per chiarire ulteriori responsabilità e ricostruire l’intera catena di comando che avrebbe portato all’omicidio di Ottavio Colalongo.





