Il mistero

Sulla costa salernitana il mare tace: il mistero dei cannolicchi scomparsi

Cannolicchi Salerno
- Foto d'Archivio

SALERNO – Sul litorale salernitano c’è un silenzio nuovo, quasi innaturale. Chi conosce quelle spiagge sa che, per anni, bastava affondare le mani nella sabbia bagnata per sentire la presenza viva dei cannolicchi, gli Ensis minor, piccoli abitanti dei fondali che raccontavano, a modo loro, la salute del mare. Oggi, invece, quel gesto antico non restituisce più nulla. Solo sabbia, e un vuoto che inquieta.

Da tempo i pescatori, gli appassionati e chi vive il mare ogni giorno avevano iniziato a notarlo: i cannolicchi non c’erano più. Non una diminuzione graduale, ma un’assenza improvvisa, quasi brutale, in tratti di costa dove un tempo erano così numerosi da sembrare inesauribili. Eppure, da vent’anni, nessuno li pesca più professionalmente. Il mare avrebbe dovuto ripopolarsi, non svuotarsi.

A dare voce a questa preoccupazione è Genenvet, il laboratorio di genetica veterinaria della Federico II, che da mesi percorre la costa con il progetto “MollusCa Blu”, sostenuto dalla Regione Campania e dal CO.GE.MO. di Napoli. Non è un’indagine qualunque: è una corsa contro il tempo per capire cosa stia accadendo a una specie che, silenziosamente, rischia di scomparire.

Da settembre 2025 i ricercatori hanno iniziato a osservare, misurare, campionare. Ogni uscita in mare è un tassello di un puzzle ancora incompleto: parametri ambientali, pressioni antropiche, qualità dei fondali, stato dei banchi naturali. Tutto viene registrato, confrontato, analizzato. Eppure, la domanda resta sospesa: perché i cannolicchi stanno sparendo? Gli studiosi non si sbilanciano. Parlano di un fenomeno complesso, che potrebbe avere più cause intrecciate. Per questo chiedono un coordinamento rapido tra enti e autorità, perché il mare non aspetta e il tempo, quando si parla di ecosistemi, è un lusso che si consuma in fretta.

Tra le ipotesi allo studio c’è anche un’operazione che richiede cautela e precisione: l’aratura dei fondali con barche turbosoffianti, non per pescare, ma per capire. Un intervento scientifico, controllato, limitato, che potrebbe aiutare a leggere meglio ciò che accade sotto la superficie. Ma il mare ha le sue zone sacre: le praterie di Posidonia oceanica, le aree protette, i tratti vincolati. Nessuno li toccherà. La ricerca, assicurano da Genenvet, si muoverà con rispetto, come si fa quando si entra in casa d’altri.

Le parole dei professori Vincenzo Peretti ed Emanuele D’Anza hanno il peso di un appello: «Difendere la risorsa cannolicchio non è solo una questione biologica. È un gesto che riguarda la nostra economia, la nostra cultura, il lavoro di chi vive il mare. Senza interventi mirati, rischiamo un danno che non sarà solo ecologico, ma anche sociale».

E così, mentre la ricerca continua, il mare salernitano resta lì, con il suo mistero. Le onde si infrangono come sempre, ma chi conosce quei fondali sa che qualcosa è cambiato. E spera che non sia troppo tardi per riportare i cannolicchi – e ciò che rappresentano – a casa.