L'anniversario

Marigliano, Lausdomini e don Salvatore: una storia lunga cinquant’anni

Generico marzo 2026
- Foto d'Archivio

MARIGLIANO – A Lausdomini, chi lo conosce davvero non direbbe mai “sono passati cinquant’anni”. Direbbe piuttosto: “è sempre stato qui”. Oggi, don Salvatore Spiezia raggiunge un traguardo importante, cinquant’anni di sacerdozio. Ma la sensazione, parlando con chi gli è stato accanto, è che questo numero dica poco. Perché la sua storia non si misura in anniversari, ma in presenza. Una presenza concreta, quotidiana, senza distanza.

Alla parrocchia di San Marcellino, don Salvatore non ha mai costruito un ruolo, ha costruito relazioni. Con i bambini, con i ragazzi, con chiunque abbia attraversato quel cortile almeno una volta e lo ha fatto senza mai imporsi, senza mai alzare la voce, senza bisogno di farsi notare. Semplicemente restando.

È da questa idea di comunità che nasce “La vita è bella”, un progetto che negli anni è diventato qualcosa di più di un’attività parrocchiale. È diventato un modo di crescere insieme. Don Salvatore ha affidato ai giovani la responsabilità di portarlo avanti, e loro, oggi animatori, lo raccontano senza retorica: uno che ascolta, che non giudica, che ti tratta con rispetto anche quando sei tu il primo a non averne per te stesso. Il suo non è un dettaglio. È un metodo.

Lo stesso che si ritrova ogni estate nel cortile della casa parrocchiale, quando prende forma “L’estate ragazzi”, organizzata insieme alla Cooperativa Irene ’95. Bambini che arrivano, giochi, confusione, giornate piene e lui sempre lì, a tenere insieme tutto, senza bisogno di stare al centro. Accanto a Fedele Salvatore e a tanti volontari, ha contribuito a far crescere negli anni un’esperienza che oggi coinvolge sempre più famiglie.

Chi lo osserva da fuori potrebbe dire che si tratta solo di un campo estivo. Chi lo vive, invece, sa che è qualcosa di diverso: un luogo dove i bambini imparano a stare insieme e i ragazzi a prendersi responsabilità.È qui che si capisce meglio cosa significa quella “rivoluzione” di cui parlano i suoi collaboratori. Non un’idea astratta, ma una pratica quotidiana. Fatta di piccoli gesti ripetuti nel tempo. Di fiducia data, spesso prima ancora che venga meritata.

Cinquant’anni dopo, don Salvatore non è diventato un simbolo. È rimasto una persona accessibile. Una di quelle che trovi dove ti aspetti di trovarla, senza cerimonie e, forse, è proprio questo il punto.In un tempo in cui tutto cambia velocemente, lui ha scelto di restare. Di esserci, di continuare a fare quello che ha sempre fatto, con la stessa discrezione. Per questo, più che celebrare un traguardo, Lausdomini riconosce una continuità e, a don Salvatore, oggi, non serve dire molto di più. Perché certe storie non hanno bisogno di essere enfatizzate: si capiscono guardando le persone che, grazie a lui, hanno trovato un posto in cui sentirsi a casa.