Il sequestro

Sant’Antonio Abate: Carabinieri Forestali e ARPAC in prima linea, sequestrato macello per scarichi illegali e rifiuti speciali

Forestale
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SANT’ANTONIO ABATE – L’azione congiunta dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (NIPAAF) di Napoli,  e dell’ARPAC ha portato al sequestro penale d’urgenza di un impianto di macellazione nel comune di Sant’Antonio Abate. L’operazione, guidata dal Capitano Enrico D’Amato, conferma ancora una volta il ruolo centrale dei Carabinieri Forestali nelle attività di contrasto ai reati ambientali e nella tutela del territorio.

L’intervento rientra nelle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, con il supporto determinante del Comando Regionale Carabinieri Forestale, retto dal Generale di brigata Ciro Lungo, e sotto la direzione del  Sostituto Procuratore dottor Giuliano Schioppi del Pool dedicato al contrasto dell’inquinamento del fiume Sarno.

Il provvedimento si inserisce nel quadro del Protocollo d’intesa del 17 dicembre 2025, che vede l’ARPAC e le forze di polizia giudiziaria specializzate — in primis i Carabinieri Forestali — collaborare con le Procure di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata per rafforzare il coordinamento nella difesa del bacino del Sarno.

Secondo quanto accertato dai militari, nel macello venivano commesse gravi violazioni al Testo Unico Ambientale: le acque reflue industriali sarebbero state scaricate direttamente nella rete fognaria comunale, eludendo l’impianto di depurazione aziendale, risultato non funzionante.Durante i controlli, i Carabinieri Forestali hanno inoltre rinvenuto ingenti quantitativi di rifiuti solidi speciali — anche pericolosi — abbandonati in aree prive di autorizzazione.

Per impedire la prosecuzione delle condotte illecite, i Carabinieri Forestali, affiancati dal fondamentale supporto tecnico dell’ARPAC di Napoli e Salerno e sotto il coordinamento della dottoressa Teresa De Majo, hanno posto sotto sequestro l’intero complesso aziendale: la condotta di scarico, immediatamente sigillata, sei vasche interrate e le aree adibite a deposito temporaneo dei rifiuti.

L’operazione si aggiunge alle numerose attività già condotte nell’ambito del piano “Rinascita Sarno”, in cui la sinergia tra Carabinieri Forestali e ARPAC rappresenta uno dei pilastri per affrontare in modo strutturale le cause dell’inquinamento di uno dei corsi d’acqua più compromessi d’Europa. Le indagini proseguono per accertare ulteriori responsabilità e individuare eventuali criticità residue lungo l’intero bacino idrografico.

ARPAC