SARNESE‑VESUVIANO – La Rete dei Comuni per l’acqua pubblica lancia un nuovo allarme sul mancato completamento della liquidazione dell’ex ATO 3 Sarnese Vesuviano, a undici anni dall’entrata in vigore della legge regionale n. 15/2015 che ha istituito l’Ente Idrico Campano come unico soggetto di governo del ciclo integrato delle acque.
Secondo la Rete, la permanenza in liquidazione dell’Ente d’Ambito rappresenta una situazione “anomala e dannosa”, che continua a produrre effetti concreti: dai dati di bilancio emergerebbe un avanzo di amministrazione di circa 15 milioni di euro, risorse pubbliche che – sottolineano i Comuni – “appartengono alle comunità locali e devono essere restituite ai territori consorziati”.
La Rete ribadisce con forza la richiesta di procedere all’immediato trasferimento del 51% delle azioni di GORI S.p.A. ai Comuni, considerati gli unici legittimi titolari. Un passaggio ritenuto indispensabile per avviare la ripubblicizzazione del servizio idrico e chiudere definitivamente la lunga fase commissariale. Comitati civici e amministrazioni locali ricordano che, secondo la normativa regionale, il commissariamento avrebbe dovuto durare sei mesi, mentre prosegue da quattordici anni. Una condizione definita “incomprensibile” e “in contrasto con i principi democratici”.
La Rete ricorda inoltre che il 23 febbraio 2023 il Consiglio di Distretto Sarnese Vesuviano aveva deliberato all’unanimità l’istituzione di un tavolo tecnico con la Regione Campania per definire modalità e criteri del trasferimento delle quote. “A oltre tre anni di distanza – denunciano – quella decisione è rimasta lettera morta”.
La Rete dei Comuni segnala anche le criticità legate alla nomina, nel 2024, del Commissario unico liquidatore Giuseppe Parente, che ha designato come subcommissario Luca Mascolo, presidente dell’Ente Idrico Campano. Una scelta che, secondo la Rete, determina “una evidente sovrapposizione di ruoli e potenziali conflitti di interesse”, considerando che l’Ente d’Ambito è socio di maggioranza del gestore GORI. La prosecuzione del commissariamento viene definita “potenzialmente dannosa anche sotto il profilo erariale”, motivo per cui la Rete chiede di fare piena luce sui ritardi e sulle eventuali responsabilità.
In vista della seduta del Consiglio di Distretto convocata per oggi, 22 aprile, la Rete dei Comuni sollecita l’adozione di un percorso amministrativo “chiaro, vincolante e con tempi improrogabili”, per chiudere definitivamente la liquidazione, restituire ai Comuni le risorse e riportare nelle loro mani il controllo del servizio idrico.L’obiettivo dichiarato resta quello di ripubblicizzare il servizio, ridurre le tariffe, migliorare la qualità e programmare investimenti adeguati per un territorio che conta circa un milione e mezzo di cittadini, tra i più penalizzati del Mezzogiorno per il costo dell’acqua. La Rete conclude richiamando la volontà popolare espressa dai referendum sull’acqua pubblica e chiedendo il ripristino di condizioni di legalità, trasparenza e partecipazione nella gestione di un bene comune essenziale.


