MARIGLIANO – È il 4 maggio 2019, sono circa le 15:45 e qualcosa per le strade di Lausdomini si muove… File di auto parcheggiate lungo la strada, ragazzi con bandiere e sciarpe che camminano tutti nella stessa direzione. C’è un’energia nell’aria, qualcosa che vibra sotto la pelle. Sono curioso… non riesco a capire quale evento sia così importante da smuovere un’intera città. Continuo a ragionarci mentre cammino verso casa, con la testa ancora ai compiti che la professoressa Rosalba ha assegnato per l’indomani. Poi, ad un tratto… come se fossi schiavo di un gesto motorio incosciente, mi giro su me stesso. Decido di scoprire cosa stesse accadendo nel mio paese.
Noto che tutta la gente entra in un cancello. Sono confuso… quella è la palestra della mia scuola. Cosa ci fanno tutte queste persone lì? Entro. Salgo le scale. Mi siedo sul posto più in alto sugli spalti…E resto senza parole. Non avevo mai visto una cosa del genere: circa 150 persone, padri di famiglia, mogli, figli, anziani e persino neonati. Tutti lì, uniti, con lo sguardo rivolto verso lo stesso campo. Tutti lì per assistere ad una partita di calcio a 5. Sono le 16:00. Il sole è fitto e con prepotenza penetra all’interno del Palaliperti, vestito a festa per l’occasione. Un signore seduto accanto a me mi guarda e, con gli occhi pieni di speranza, mi dice: “Giovanni… se vinciamo questa partita, siamo nell’Olimpo del futsal”.
E in effetti è così. Si tratta della semifinale playoff: Lausdomini – Real San Giuseppe, una delle tre partite che mancano per conquistare una storica promozione in Serie A2. Inizia la partita. Intensità. Contrasti. Velocità. Giocate di altissimo livello. Uno spettacolo puro. Sono totalmente in estasi. Inizio anche io a tifare, a urlare a squarciagola, trascinando con la voce la squadra del mio paese. Segniamo. Vantaggio. Pareggio. Poi ancora vantaggio. E ancora. E ancora. Ogni gol è un’esplosione, ogni azione un battito di cuore. Il tempo scorre veloce… troppo veloce. Arrivano i minuti finali. Circa 40 secondi dalla fine. Vedo i tifosi saltare, cantare, abbracciarsi, piangere. Il mio cuore si riempie di un’emozione che mai prima avevo provato. Il tabellone segna 6-3 per il Lausdomini. Poi… il fischio finale. Finisce la partita. Invasione di campo. Urla. Abbracci. Lacrime.
Una festa che continua per le strade del paese, tra clacson, bandiere e sorrisi che non si spegneranno mai. Ho capito. In quel momento ho capito davvero. Non stavo solo guardando una partita. Stavo assistendo alla scrittura di una pagina di storia. E questa volta… i protagonisti eravamo noi. Sette anni dopo, ci ritroviamo di nuovo qui. Ad affrontare un’altra battaglia. Pronti ad emozionarci ancora una volta, ad illuderci, a sperare in qualcosa che solo pochi mesi fa sembrava impossibile.
Il mio ricordo si posa su un altro volto. Un volto che non è solo parte di questa storia… ma che adesso ha il compito di riscriverla, Giovanni Maggio. Sette anni fa era lì, in mezzo al campo a vivere quella giornata con il cuore in gola e gli occhi pieni di sogni, Il tempo è passato, le battaglie si sono accumulate sulle gambe e nella mente, e con esse è cresciuta l’esperienza. Non è più il ragazzo di allora, ma un uomo di campo, uno di quelli che sa cosa significa soffrire per una maglia, uno di quelli che conosce il peso delle responsabilità quando il pallone scotta e il tempo sta per finire.
Questa volta il destino gli chiede qualcosa in più. Gli chiede di replicare quell’impresa, di prendere per mano la squadra e condurla ancora una volta dove pochi credevano fosse possibile arrivare. Gli chiede di trasformare i ricordi in realtà, le emozioni in risultati, i sogni in storia. La posta in gioco è alta. Lausdomini… corri alle armi. Dimostra a tutti ciò che sei. Ricorda ciò che sei stato. Perché tutti devono capirlo… La storia del Futsal si è sempre scritta sotto il cielo Mariglianese e stasera sono certo che voi onorerete ciò lasciando in quel campo l’anima. Siamo noi sugli spalti. Siamo noi in campo. Siamo noi a gridare, soffrire, sperare.
E così stasera il palcoscenico è lo stesso.Le mura sono le stesse. L’emozione… identica. Purtroppo non ci potrà essere la stessa folla di allora, ma io mi siederò comunque su quegli spalti… E aspetterò un bambino curioso che, guardandomi, mi chiederà: “Che partita è questa?” E io sorriderò. Perché saprò cosa rispondere. È una partita di storia. Perché la storia… siamo noi. Forza ragazzi. Siamo tutti con voi.
Giovanni Piccolo, addetto stampa Mds



