I trasporti

La rivoluzione (per adesso incompleta) dei trasporti

Di Roberto Calise*

Tratto ferroviario Acerra Casalnuovo
- Foto d'Archivio

NAPOLI – CANCELLO – Fa sempre un certo effetto vedere le immagini di una ferrovia mentre viene sman­tellata. Si pensa a quanto sia difficile oggi realizzare un’in­frastruttura fra costi che eternamente lievitano, disagi dei cantieri, proteste della popolazione. Oppure ai tem­pi infiniti della burocrazia: anni per far «girare le carte», con il traguardo dell’inizio lavori sempre più lontano. Se poi la ferrovia è di quelle storiche, il tutto fa ancora più impressione. Stiamo parlando della tratta fra Na­poli e Cancello che dal 1843 collega il capoluogo regiona­le con Caserta e voluta dai Borbone. Dopo 183 anni di onorato servizio è andata in pensione, e dal 1° luglio sarà sostituita con il primo seg­mento della futura ferrovia ad alta velocità/ capacità Na­ poli-Bari.

Una rivoluzione: come l’ha definita a ragione Mario Casillo, Vicepresiden­te della Regione Campania con dele­ga ai Trasporti.
In primis poiché, a dieci anni dall’inaugu­razione, grazie a quest’opera sarà finalmente raggiungibile con treni regionali la stazione dell’alta velocità di Napoli Afragola. Non solo da Trenitalia, ma anche dall’Eav: vi sosteran­no le linee per Piedimonte Matese e per Bene­vento (quest’ultima chiusa da anni, sperando vi siano presto notizie sulla riapertura), con­nettendo così tantissimi Comuni dell’entro­ terra campano ad oggi tagliati fuori da tutto.
Un interscambio atteso lungamente, tanto più se lo si paragona con il caso della stazione di Reggio Emilia Mediopadana: un impianto simile a quello afragolese, ma che fu connes­so alla rete regionale dopo soli sei mesi dal­ l’inaugurazione – e non dopo dieci anni. Ari­ prova che tanto resta da fare nei nostri territo­ri per sincronizzare le varie amministrazioni che concorrono a raggiungere un risultato condiviso.

Proprio sul tema della cooperazione istitu­zionale e del sovrano interesse dei cittadini si gioca un’altra partita, forse quella più impor­ tante: la riqualificazione della ferrovia di smessa che taglia trasversalmente Casalnuo­vo ed Acerra e che, fino a qualche giorno fa, serviva direttamente più di 100.000 abitanti. Le nuove fermate della Napoli-Bari sorgeran­no infatti alle porte di questi popolosi centri, dunque che fare dei vecchi binari? Per Casalnuovo vi è stata un’inedita conver­genza bipartisan fra la deputata dei Cinque Stelle Carmela Auriemma, l’ex Sindaco ed at­tuale consigliere regionale Massimo Pelliccia e il Sottosegretario alla Infrastrutture e Tra­sporti Tullio Ferrante (entrambi di Forza Ita­lia), che hanno supportato l’idea di un tram da connettere alla rete partenopea attual­mente in espansione, su cui c’è l’apertura pro­prio del Comune di Napoli per bocca dell’As­sessore alla Mobilità Edoardo Cosenza. Si at­tende di capire la posizione dell’appena eletto primo cittadino di Casalnuovo, Giovanni Nappi.

E invece emerso lo scetticismo dell’altro centro interessato, Acerra, ad un recente tavo­lo tenutosi in Prefettura sull’argomento. Non a caso, le foto dello smantellamento sono sta­ te pubblicate proprio dal Presidente del Con­siglio Comunale, Raffaele Lettieri. La paura è che realizzare un tram non alleggerisca il traf­fico che piegava la città a causa dei passaggi a livello. Si tratta però di tecnologie diverse, re­golate da normative sulla sicurezza differenti e meno stringenti rispetto al mondo ferrovia­rio.
Realizzare una moderna tranvia collegata alla rete napoletana su un sedime già esisten­te sarebbe non solo un’opera tutto sommato economica per i costi a cui siamo abituati da queste parti (in media 170-200 milioni di euro per un km di metropolitana), ma limiterebbe i disagi di una popolazione che si è vista pri­vata di un mezzo di mobilità collettiva senza che vi fosse una reale alternativa. Nonché re­stituirebbe a due città tartassate da uno svi­luppo edilizio spesso incoerente un boule­vard di verde, trasporto pubblico e sostenibi­lità. Uno sprazzo di modernità in uno dei con­ testi urbani più difficili d’Europa.

Si spera dunque che si superino le perples­sità dei vari attori coinvolti e che si marci con­giuntamente verso quella che sarebbe un’opera unica nel suo genere: non solo per quanto appena esposto, ma anche e soprat­tutto perché sarebbe un raro esempio di coo­perazione istituzionale e bipartisan. Quella che servirà dall’altro lato del Golfo, nei Campi Flegrei, dove la Linea 2 di Trenitalia è chiusa causa bradisismo e dove le linee flegree in ca­po ad EAV non sono ancora una solida alter­ nativa. Si rischia l’isolamento di centri come Bacoli e Pozzuoli, in un quadro che negli ulti­ mi anni è diventato frammentario e restitui­sce agli abitanti, già piegata dalle scosse, ulte­riore incertezza. Anche in quel caso, serve uno sforzo in più per una parola chiara e di collaborazione fra gli enti. Sempre e solo nel­ l’interesse dei cittadini.

*Dal Corriere Del Mezzoggiorno

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