L'analisi

Sequestrate 56 tonnellate di rifiuti speciali: la criminalità ambientale continua a minacciare il territorio

Rifiuti speciali casoria GdF
- Foto d'Archivio

CASORIA – Il sequestro di 56 tonnellate di rifiuti speciali a Casoria e la denuncia del presunto responsabile rappresentano l’ennesimo campanello d’allarme sul fenomeno della criminalità ambientale, una delle forme di illegalità più insidiose e meno percepite dall’opinione pubblica.

Dietro l’abbandono e la gestione illecita dei rifiuti non si nasconde soltanto una violazione delle norme ambientali, ma un vero e proprio attacco al territorio, alla salute dei cittadini e all’equilibrio dell’ecosistema. I rifiuti speciali, infatti, se non correttamente gestiti e smaltiti, possono provocare contaminazioni del suolo, delle falde acquifere e dell’aria, generando conseguenze che spesso emergono soltanto dopo anni.

Da un punto di vista criminologico, episodi di questa portata difficilmente possono essere considerati frutto di una semplice negligenza. La quantità sequestrata, pari a 56 tonnellate, lascia ipotizzare una gestione organizzata e finalizzata a conseguire un vantaggio economico attraverso l’elusione dei costi di smaltimento previsti dalla legge.

La criminalità ambientale è oggi considerata una delle attività illecite più remunerative. Lo smaltimento regolare dei rifiuti speciali comporta procedure complesse e costi elevati; aggirare tali obblighi permette ai responsabili di ottenere profitti significativi a discapito dell’intera collettività.

Le vittime di questi reati non sono immediatamente identificabili. Si tratta di una vittimizzazione diffusa che coinvolge tutti i cittadini: l’ambiente compromesso, il rischio per la salute pubblica, il danno economico derivante dalle future bonifiche e il senso di sfiducia verso le istituzioni rappresentano le conseguenze più evidenti di tali condotte.

Non è un caso che il settore dei rifiuti sia da tempo oggetto di attenzione da parte delle autorità investigative. In diverse realtà italiane, il traffico illecito di rifiuti si è dimostrato terreno fertile per interessi criminali e per forme di economia sommersa che trovano proprio nella gestione illegale dei materiali di scarto un’importante fonte di profitto. L’operazione che ha portato al sequestro delle 56 tonnellate di rifiuti speciali dimostra, ancora una volta, l’importanza dei controlli sul territorio e dell’azione delle forze dell’ordine nella tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

La difesa dell’ambiente non può essere considerata una questione secondaria. Ogni reato ambientale produce effetti che si propagano nel tempo e colpiscono l’intera comunità. Per questo motivo, la lotta alla criminalità ambientale deve continuare a rappresentare una priorità, attraverso il rafforzamento dei controlli, la prevenzione e una sempre maggiore cultura della legalità. Perché difendere il territorio significa, prima di tutto, difendere il futuro delle prossime generazioni.
Avvocato e criminologa Rita Tulelli