CASAMARCIANO – Il Premio Gibaldone torna nel luogo dove è nato. Dal 20 al 24 luglio, la storica Abbazia di Santa Maria del Plesco a Casamarciano ospiterà la quarta edizione della rassegna culturale promossa dalla Fondazione Raffaele Mercogliano, presieduta da Andrea Manzi. Un ritorno che rafforza il legame con la comunità e con uno dei simboli più identitari dell’area nolana.
Dopo le prime edizioni svolte tra Casamarciano e Nola, la manifestazione rientra nella sua sede originaria, riportando la cultura in un luogo che custodisce memoria, spiritualità e tradizione. L’Abbazia torna così a essere spazio di incontro e dialogo, dove il patrimonio storico si intreccia con le sfide contemporanee.
Il Premio Gibaldone nasce con l’idea che la cultura sia prima di tutto libertà di pensiero, ispirandosi alla visione di Giordano Bruno e allo spirito del Salotto Bruniano, luogo ideale di confronto e circolazione delle idee. La rassegna si propone di alimentare il pensiero critico e di promuovere una crescita collettiva che superi confini e appartenenze.
Il tema scelto per l’edizione 2026 è “La Luna”, simbolo di poesia, conoscenza e infinito. Il programma prevede: musica napoletana; comicità con Maria Bolignano; la voce di Francesca Marini; un concerto Candlelight, illuminato da centinaia di candele e dedicato alle più celebri canzoni d’amore; una serata speciale dedicata a Giacomo Leopardi, che della luna ha fatto una delle immagini più alte della letteratura universale.
La manifestazione si concluderà il 24 luglio con il conferimento del Premio Gibaldone 2026 a Space Factory, realtà d’eccellenza del settore aerospaziale italiano. A ritirare il riconoscimento saranno Norberto Salza, fondatore e CEO, e Giovanni Squame, figura di riferimento della filiera aerospaziale campana. La scelta punta a valorizzare imprese e personalità che, attraverso ricerca e innovazione, portano il talento del territorio oltre i confini nazionali.
“Il ritorno all’Abbazia del Plesco ha un valore che va oltre la scelta della sede”, afferma Andrea Manzi. “Significa tornare alle radici del Premio, rinsaldare il legame con il territorio e restituire alla comunità un progetto che nasce dalla memoria e guarda al futuro. Una comunità cresce solo se sa custodire e valorizzare la propria storia”.
Manzi ribadisce anche l’ispirazione bruniana del Premio: “La cultura è libertà, ricerca e confronto. Il nostro richiamo al Salotto Bruniano non è simbolico: vogliamo che ogni edizione sia uno spazio aperto dove le idee possano incontrarsi e generare nuova conoscenza. Bruno ci ha insegnato che il sapere non ha confini e che il libero pensiero è il motore del progresso”.


