NAPOLI – In un momento cruciale per il futuro del Trasporto Pubblico Locale campano, mentre gli utenti attendono di conoscere il destino di EAV e di una rete ferroviaria e su gomma reduce da anni di disservizi, arriva una decisione che ha scatenato indignazione: la Regione Campania ha incaricato ACAMIR di adeguare le tariffe del TPL all’inflazione. Una scelta che i comitati dei pendolari definiscono senza mezzi termini un ossimoro: aumentare i biglietti proprio dove il servizio è carente.
Secondo i rappresentanti dei comitati, la situazione è surreale. Da un lato si parla di rilancio del TPL, di riforme strutturali, di un nuovo corso manageriale per EAV; dall’altro, si decide di aumentare i costi a carico dei cittadini, senza aver prima garantito un servizio dignitoso.
I pendolari ricordano che i disservizi sono quotidiani; le linee ferroviarie della Circumvesuviana sono spesso ridotte, lente o sovraffollate; i collegamenti su gomma non riescono a coprire adeguatamente il territorio; e una semplice gita familiare verso Sorrento può trasformarsi in un salasso, tra biglietti costosi e ritardi.
La Regione aveva annunciato politiche per ridurre lo smog, incentivare la mobilità pubblica, rilanciare il turismo di prossimità e valorizzare le aree interne. Ma senza investimenti strutturali e con l’aumento dei biglietti, denunciano i comitati, si va nella direzione opposta: meno utenti sui mezzi pubblici, più traffico privato, più smog, più costi sociali. I pendolari contestano la motivazione economica alla base della delibera regionale. Se davvero carburanti ed energia sono aumentati, dicono, l’ente pubblico deve adeguare i contratti di servizio, non scaricare i costi sugli utenti.
I firmatari dell’appello – Enzo Ciniglio, Salvatore Ferraro, l’avv. Marcello Fabbrocini e Salvatore Alaia – chiedono alla Giunta Regionale di bloccare l’adeguamento tariffario; investire per migliorare l’offerta del TPL; riportare il trasporto pubblico campano a standard europei; e lavorare per il ritorno al biglietto unico regionale a prezzo simbolico entro la fine della legislatura. Secondo i comitati, solo così si può invertire la rotta e restituire ai cittadini un servizio pubblico efficiente, accessibile e davvero competitivo rispetto al trasporto privato.


