GIUGLIANO – L’operazione condotta dai Carabinieri Forestali a Giugliano, che ha portato alla denuncia di ventuno persone per abbandono illecito di rifiuti, rappresenta molto più di un’attività di controllo del territorio. Dal punto di vista criminologico, infatti, questo episodio offre l’opportunità di riflettere su un fenomeno che incide profondamente sulla qualità della vita, sulla sicurezza urbana e sulla tutela dell’ambiente.
L’abbandono illecito dei rifiuti viene spesso percepito come una semplice forma di inciviltà. In realtà, si tratta di un comportamento che produce conseguenze ben più ampie: degrada il territorio, compromette la salute pubblica, aumenta i costi per la collettività e alimenta un clima di illegalità diffusa. Ogni discarica abusiva rappresenta infatti una ferita per l’ambiente e un segnale di scarsa attenzione verso il bene comune.
La criminologia ambientale evidenzia come il degrado favorisca nuovi comportamenti illeciti. La cosiddetta teoria delle Broken Windows (“finestre rotte”), elaborata dai criminologi James Q. Wilson e George L. Kelling, sostiene che un ambiente trascurato e degradato trasmetta un messaggio di assenza di controllo, inducendo altre persone a commettere ulteriori violazioni. Un’area già interessata dall’abbandono di rifiuti rischia quindi di trasformarsi rapidamente in una discarica abusiva sempre più estesa.
Un’altra chiave interpretativa è offerta dalla teoria della scelta razionale. Molti autori di questi reati decidono di smaltire illegalmente i rifiuti dopo aver valutato i costi e i benefici della propria condotta. Evitare le spese per il corretto conferimento appare, ai loro occhi, più conveniente rispetto al rischio di essere scoperti e sanzionati. Proprio per questo motivo le attività di controllo svolte dalle forze dell’ordine assumono un’importanza fondamentale: aumentare la percezione del rischio costituisce uno dei principali strumenti di prevenzione.
Anche la teoria delle attività routinarie aiuta a comprendere il fenomeno. L’abbandono illecito si verifica più facilmente quando convergono tre fattori: un soggetto motivato a violare la legge, un luogo poco sorvegliato e l’assenza di un controllo efficace. Per questo motivo le aree periferiche, le zone industriali dismesse e i terreni isolati diventano spesso i luoghi privilegiati per tali condotte.
Nel territorio campano il problema assume una particolare rilevanza anche per la storica presenza delle cosiddette ecomafie, che hanno trasformato il traffico illecito di rifiuti in un’attività altamente redditizia. È tuttavia importante distinguere i fenomeni riconducibili alla criminalità organizzata dalle numerose condotte poste in essere da cittadini o piccole imprese. Pur differenti per modalità e finalità, entrambe contribuiscono al deterioramento dell’ambiente e al progressivo indebolimento della cultura della legalità.
L’operazione dei Carabinieri Forestali dimostra come il contrasto ai reati ambientali non possa limitarsi alla sola repressione. Le indagini, i controlli sul territorio, l’impiego di tecnologie come fototrappole e sistemi di videosorveglianza rappresentano strumenti essenziali per individuare i responsabili, ma devono essere accompagnati da una costante attività di prevenzione e sensibilizzazione.
Gli studi criminologici sottolineano infatti che la riduzione dell’illegalità ambientale passa anche attraverso l’educazione civica, la diffusione della cultura del rispetto dell’ambiente, la semplificazione dei sistemi di conferimento dei rifiuti e il coinvolgimento attivo dei cittadini. La tutela del territorio non può essere affidata esclusivamente alle istituzioni: richiede una responsabilità condivisa da parte dell’intera comunità.
L’operazione realizzata a Giugliano rappresenta quindi un segnale importante. Non solo per il numero delle persone denunciate, ma perché riafferma un principio fondamentale: i reati ambientali non sono violazioni di secondaria importanza, bensì comportamenti che incidono direttamente sulla sicurezza, sulla salute e sul benessere collettivo.
La criminologia insegna che ogni intervento efficace nasce dall’equilibrio tra controllo, prevenzione e cultura della legalità. Solo attraverso la collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e cittadini sarà possibile contrastare un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali sfide per la tutela dell’ambiente e del territorio.
Avvocato e criminologa Rita Tulelli


