La storia

Marigliano, la piccola strada che racconta 70 anni di storia

Da Corso Vittorio Emanuele III alla “via senza fibra”

MARIGLIANO –  Una stradina che attraversa il tempo, le trasformazioni urbanistiche e la crescita di un intero quartiere. È la storia di via Campo Sportivo — oggi suddivisa in traverse e vicoli — raccontata da Pino Terracciano, che ne ripercorre l’evoluzione dal 1955 a oggi, tra memoria familiare e riflessioni sul presente.

Negli anni ’50 quel tratto di strada portava il nome di Corso Vittorio Emanuele III n.155 e ospitava una sola famiglia. La zona era ancora campagna: terra battuta, silenzio, poche abitazioni e il passaggio lento delle carratoie e dei carretti, allora unico mezzo di trasporto. Solo qualche rara Balilla — come quella della famiglia Terracciano — rompeva la quiete del quartiere rurale.

Tra gli anni ’60 e ’70 iniziarono le prime lottizzazioni, gli insediamenti e i cambi di denominazione: via vicinale Cavallo, poi via Campo Sportivo, fino alla suddivisione in traverse che conosciamo oggi. La popolazione crebbe rapidamente: prima 4–5 famiglie, poi migliaia di residenti, fino ai grandi insediamenti 219 che portarono l’area a superare i 15.000 abitanti.

Una strada che ha visto nascere un quartiere, crescere una comunità e cambiare volto più volte, senza mai perdere la sua memoria. Una storia che oggi si intreccia con un paradosso moderno: proprio quella zona, tra le prime ad essere abitata, è tra le ultime a non beneficiare della fibra ottica.

Terracciano ricorda come normative europee, nazionali e locali — e i progetti approvati nel 2021 — prevedessero una distribuzione dei servizi secondo il principio “first in, first out”, ovvero partire dalle aree più antiche e consolidate. Una constatazione tecnica, non una polemica: «Il modernismo corre, ma spesso inciampa proprio dove la storia è iniziata».

Un racconto che diventa testimonianza, memoria collettiva e riflessione sul rapporto tra sviluppo tecnologico e identità dei luoghi. Una piccola strada che continua a parlare, attraverso chi l’ha vissuta e la vive ancora.