SAN GENNARO VESUVIANO – La recente vicenda concernente il tentato furto perpetrato ai danni di una tabaccheria nel Comune di San Gennaro Vesuviano, cui è seguito il tempestivo intervento dei Carabinieri con il conseguente arresto del presunto autore, offre l’occasione per una riflessione che travalica il mero resoconto giornalistico, proiettandosi sul piano dell’analisi giuridica e criminologica del fenomeno della criminalità predatoria. In tale prospettiva, il caso si presta ad essere esaminato non quale episodio isolato, bensì quale manifestazione di dinamiche delittuose ormai ampiamente investigate dalla criminologia contemporanea, la quale invita ad interpretare il comportamento criminoso attraverso categorie scientifiche, sottraendolo tanto a letture emotive quanto a indebite semplificazioni.
Preliminarmente, appare doveroso ribadire come ogni valutazione debba necessariamente confrontarsi con il principio della presunzione di innocenza, consacrato dall’articolo 27 della Costituzione e ribadito dalla normativa europea, che impone di distinguere con assoluto rigore il dato fattuale dalle mere ipotesi interpretative. Ne consegue che qualsiasi considerazione sviluppata in questa sede non può e non deve essere intesa quale giudizio sulla persona sottoposta a procedimento penale, bensì quale analisi del fenomeno criminoso alla luce delle conoscenze offerte dalla dottrina criminologica.
La condotta descritta si inscrive, sotto il profilo scientifico, nell’ambito della criminalità predatoria, vale a dire quell’insieme di reati contro il patrimonio caratterizzati dalla ricerca di un’utilità economica attraverso l’illecita appropriazione di beni altrui. La scelta di un esercizio commerciale quale possibile obiettivo dell’azione non costituisce un elemento casuale, ma riflette una tendenza consolidata, ampiamente documentata dalla letteratura specialistica, secondo cui tabaccherie, farmacie, distributori di carburante ed altre attività assimilabili rappresentano obiettivi particolarmente attrattivi in ragione della presenza di denaro contante e di beni agevolmente collocabili sul mercato illecito.
Sotto il profilo strettamente criminologico, le informazioni attualmente disponibili non consentono di formulare apprezzamenti definitivi circa il grado di organizzazione dell’azione né di ricostruire con precisione il modus operandi adottato. Qualunque valutazione sulla pianificazione del fatto, sull’eventuale esperienza dell’autore o sulle motivazioni sottese alla condotta esulerebbe, allo stato, dal perimetro delle evidenze conosciute e si tradurrebbe in una indebita inferenza. La moderna criminologia, del resto, insegna che il comportamento deviante non è mai riconducibile ad una causa unica, ma costituisce il risultato dell’interazione tra fattori individuali, opportunità ambientali e circostanze contingenti, la cui concreta incidenza può essere accertata soltanto attraverso un’approfondita attività investigativa.
In tale contesto assumono particolare rilievo le elaborazioni teoriche sviluppate dalla criminologia ambientale. La Routine Activity Theory di Cohen e Felson individua nella convergenza tra un potenziale autore motivato, un obiettivo vulnerabile e l’assenza di un controllo efficace il presupposto essenziale affinché il reato possa concretizzarsi. La tempestività dell’intervento delle Forze dell’Ordine dimostra, in questa prospettiva, l’efficacia del cosiddetto capable guardian, vale a dire di quel fattore esterno capace di interrompere il processo criminogeno prima che l’evento possa perfezionarsi.
Non meno significativa appare la Rational Choice Theory elaborata da Cornish e Clarke, secondo la quale l’autore di un reato contro il patrimonio tende, sia pure entro i limiti di una razionalità imperfetta, a ponderare costi, benefici e probabilità di successo della propria azione. La percezione del rischio di essere scoperti, unitamente alla rapidità della risposta operativa delle Forze dell’Ordine, costituisce uno degli elementi maggiormente idonei ad alterare tale processo decisionale, confermando come l’effettività del controllo territoriale rappresenti uno degli strumenti di prevenzione più efficaci.
Da questa prospettiva discende altresì la centralità della prevenzione situazionale della criminalità, elaborata da Ronald V. Clarke, la quale non mira tanto a modificare la personalità dell’autore quanto a ridurre le opportunità favorevoli alla commissione del reato. L’adozione di misure di sicurezza passiva, l’impiego di tecnologie di sorveglianza, la progettazione degli spazi secondo i principi della Crime Prevention Through Environmental Design (CPTED) e il costante coordinamento tra operatori economici e Forze dell’Ordine costituiscono strumenti ormai riconosciuti dalla ricerca internazionale quali efficaci fattori di riduzione del rischio criminogeno.
L’intervento dei Carabinieri, così come descritto dalla cronaca, assume pertanto un significato che trascende la mera repressione del singolo episodio. Esso rappresenta la concreta espressione della funzione preventiva dello Stato, la cui efficacia, secondo le più autorevoli acquisizioni della criminologia empirica, risiede soprattutto nella certezza della risposta istituzionale piuttosto che nell’inasprimento della sanzione. La percezione di un controllo costante del territorio continua, infatti, a costituire uno dei più incisivi strumenti di deterrenza nei confronti della criminalità predatoria.
In conclusione, il caso in esame conferma come il contrasto ai reati contro il patrimonio richieda un approccio multidisciplinare nel quale diritto penale, criminologia, prevenzione ambientale e sicurezza urbana convergano verso un obiettivo comune: ridurre le opportunità delittuose, rafforzare la tutela degli operatori economici e consolidare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Solo una visione integrata, fondata sull’equilibrio tra prevenzione, investigazione e rigoroso rispetto delle garanzie costituzionali, può assicurare una risposta realmente efficace ad un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali sfide per la sicurezza delle comunità locali e per la salvaguardia dell’ordine pubblico.
Avvocato e criminologa Rita Tulelli


