BRUSCIANO – Nella città la tradizione dei Gigli non è soltanto una festa. È un patrimonio emotivo, identitario, familiare. Lo si comprende davvero solo quando ci si ferma ad osservare le persone che quella tradizione la vivono, la custodiscono e la cercano dentro le immagini del passato.
La mostra fotografica “Percorso fotografico nella storia e nella tradizione di Brusciano”, promossa dall’associazione Brusciano SiCura, ha trasformato una semplice esposizione in un viaggio collettivo dentro la memoria della comunità.
Guardando le persone avvicinarsi alle immagini, si percepiva che quella non era una mostra qualunque. Molti non osservavano soltanto, cercavano: un volto familiare, un parente scomparso, un ricordo d’infanzia, un frammento della propria storia.
In quegli sguardi c’era l’emozione di chi ritrova un pezzo di sé. Perché una fotografia non conserva solo un’immagine: conserva vita, e quando torna davanti agli occhi di chi quella vita l’ha attraversata, la memoria si riaccende.
La serata è diventata un dialogo tra chi quella storia l’ha vissuta e chi oggi vuole comprenderla per trasmetterla domani. Durante gli interventi, il pubblico ascoltava con la stessa attenzione con cui si ascoltano i racconti dei nonni: rispetto, curiosità, silenzio.
Tra i protagonisti della serata Antonio Castaldo, presidente di Brusciano SiCura, Vincenzo Ruggiero, Gianluigi Di Franco, Filippo Di Pietro e tanti cittadini che con passione stanno lavorando per preservare la storia dei Gigli oltre la sola dimensione spettacolare.
Uno degli aspetti più significativi è stato vedere tanti giovani partecipare con interesse. Non vogliono che la festa venga ridotta a folklore. Vogliono conoscerne le radici, comprenderne il significato, custodirla e raccontarla. Una tradizione vive solo se qualcuno decide di capirla, non solo di ripeterla.
Tra le proposte emerse, quella di realizzare un annuario che raccolga fotografie, testimonianze, avvenimenti e memorie. Un archivio che nel tempo possa diventare la storia condivisa di Brusciano, un modo concreto per non lasciare che il tempo cancelli volti e momenti che hanno costruito l’identità della comunità.
La mostra ha mostrato che la tradizione non è ferma nel passato: vive nelle fotografie, nei racconti, nei ricordi delle famiglie, negli occhi di chi oggi ascolta e vuole capire. In quella sala non c’erano solo immagini. C’erano storie, emozioni, ricordi, e soprattutto una comunità che ha scelto di ricordare. E una storia ricordata, condivisa e consegnata ai giovani è una storia che continua a vivere.









