L'analisi

Piazzale Tecchio e lo spaccio urbano: una lettura criminologica

Auto Notte Carabinieri
- Foto d'Archivio

NAPOLI – L’arresto del presunto pusher a piazzale Tecchio, secondo quanto riportato dalla cronaca, offre uno spunto che merita di essere osservato non soltanto sotto il profilo giudiziario, ma anche attraverso la lente della criminologia.

Lo spaccio di sostanze stupefacenti rappresenta, infatti, un fenomeno criminale complesso, che non può essere ricondotto alla sola condotta del singolo soggetto. Dietro l’attività di vendita al dettaglio possono celarsi dinamiche più ampie di approvvigionamento, distribuzione e domanda, rispetto alle quali l’intervento repressivo costituisce certamente uno strumento indispensabile, ma non esaustivo.

Particolarmente significativa è la dimensione territoriale. Lo spazio urbano non costituisce un mero scenario del reato, bensì può incidere sulle opportunità criminali. Luoghi caratterizzati da intensa mobilità e frequente presenza di persone possono, in determinate circostanze, favorire l’incontro tra domanda e offerta illecita. L’utilizzo di uno scooter, in tale prospettiva, rappresenta uno strumento funzionale alla mobilità dell’attività criminale e alla possibilità di spostarsi rapidamente sul territorio.

Da criminologa, ritengo tuttavia necessario evitare ogni forma di generalizzazione o stigmatizzazione. L’arresto di un soggetto non consente, di per sé, di desumerne una personalità criminale né di affermare l’esistenza di un’organizzazione alle sue spalle: tali circostanze richiedono specifici elementi investigativi e dovranno essere eventualmente accertate nelle sedi giudiziarie competenti.

Il dato più rilevante rimane, piuttosto, quello della persistenza del mercato degli stupefacenti. Laddove esista una domanda, l’offerta tende fisiologicamente a ricostituirsi. Ne consegue che la repressione deve necessariamente essere affiancata da politiche di prevenzione, controllo del territorio, interventi sociali e percorsi di contrasto alla marginalità e alla dipendenza.

L’arresto, dunque, non dovrebbe essere considerato il punto d’arrivo, bensì uno degli strumenti attraverso i quali interrompere una dinamica criminale più ampia.

La vera sfida criminologica consiste nel comprendere non soltanto chi commette il reato, ma quali condizioni ne rendano possibile la commissione, quali reti lo sostengano e quali interventi possano impedirne la reiterazione.

In definitiva, la sicurezza urbana non si costruisce esclusivamente attraverso la repressione, ma mediante un equilibrio tra legalità, prevenzione e responsabilità sociale. Ed è proprio nella capacità di coniugare questi tre elementi che risiede una risposta realmente efficace al fenomeno dello spaccio.

 

Avvocato e criminologa Rita Tulelli