La monumentalizzazione degli alberi

Quando un albero diventa monumento. Dal platano di Palazzo Albertini una lezione che il Nolano non può ignorare

Alberi Secolari
- Foto d'Archivio

MARIGLIANO – PIAZZOLLA DI NOLA –  Il gigantesco platano di Palazzo Albertini, a Piazzolla di Nola, non era soltanto un albero. Era un simbolo, un punto di riferimento, un frammento di storia del territorio. La violenta ondata di maltempo che nei giorni scorsi ha investito il Nolano ne ha provocato il crollo, ma attribuire tutto alla forza del vento sarebbe riduttivo. A pesare, con ogni probabilità, è stata anche la progressiva compromissione dell’apparato radicale, soffocato negli ultimi anni dall’asfalto steso impropriamente fino a ridosso del tronco. La tempesta ha soltanto dato il colpo di grazia a un gigante già indebolito.

La sua caduta ripropone una domanda tanto semplice quanto urgente: quanti altri alberi di straordinario valore rischiamo di perdere prima ancora di averne riconosciuto l’importanza?

La risposta potrebbe trovarsi in uno strumento previsto dalla legge e ancora poco conosciuto: la monumentalizzazione degli alberi. La normativa nazionale, recepita e attuata anche dalla Regione Campania, consente infatti di riconoscere come monumentali quegli esemplari che possiedono almeno uno dei requisiti previsti dalla legge: età e dimensioni eccezionali, rarità botanica, particolare architettura vegetale, valore ecologico, paesaggistico oppure storico, culturale o religioso.

Ma la monumentalizzazione non è un semplice attestato di prestigio. Significa entrare nell’Elenco regionale e successivamente nell’Elenco nazionale degli Alberi Monumentali d’Italia, acquisendo uno speciale regime di tutela giuridica.

Da quel momento l’albero non può essere abbattuto liberamente. Anche gli interventi sulla chioma, sul tronco e soprattutto sull’apparato radicale devono essere preventivamente autorizzati. L’abbattimento è consentito soltanto in casi eccezionali, quando esistano comprovati motivi di sicurezza o condizioni fitosanitarie irreversibili. Chi provoca il danneggiamento o l’abbattimento abusivo di un albero monumentale rischia sanzioni amministrative comprese tra 5.000 e 100.000 euro, oltre agli eventuali profili di responsabilità penale.

Gli effetti, però, non sono soltanto giuridici. Un albero monumentale viene censito, monitorato, studiato e valorizzato. Diventa parte del patrimonio storico, paesaggistico e ambientale della comunità e può trasformarsi in un elemento di richiamo culturale e turistico, contribuendo a raccontare l’identità di un territorio.

La vicenda del platano di Palazzo Albertini dovrebbe allora rappresentare un punto di svolta.

Nel Nolano, e in particolare nella città di Marigliano, esiste un patrimonio arboreo di eccezionale valore che meriterebbe di essere censito e valutato per il riconoscimento della monumentalità. Si pensi agli antichi lecci di piazza Municipio, autentici custodi della memoria cittadina, o a quelli ancora superstiti nel Parco Ducale. Si pensi al magnifico Cedro del Libano di Villa D’Alessandro, che da oltre un secolo domina il paesaggio mariglianese, ai due imponenti platani che ancora oggi svettano nei pressi dell’ex stazione della Circumvesuviana, oppure alle maestose araucarie custodite in alcuni giardini privati della città.

Molti di questi alberi possiedono caratteristiche che potrebbero consentirne il riconoscimento come alberi monumentali: età, dimensioni, pregio botanico, valore paesaggistico e storico, ma soprattutto uno strettissimo legame con la memoria collettiva delle comunità che li hanno visti crescere.

Monumentalizzarli significherebbe proteggerli davvero, impedendo interventi impropri, garantendo cure specialistiche e consegnando alle future generazioni un patrimonio che non appartiene soltanto ai proprietari dei terreni sui quali insiste, ma all’identità stessa del territorio.

Il platano di Palazzo Albertini non tornerà più. Ma la sua perdita può ancora insegnare una lezione preziosa: i monumenti non sono soltanto quelli costruiti dall’uomo. Esistono anche monumenti viventi, con radici profonde e chiome secolari, che raccontano la storia di un paese meglio di qualsiasi lapide. Riconoscerli e tutelarli oggi significa evitare che domani il loro ricordo resti soltanto in una vecchia fotografia.

 

Alberi Secolari

 

Alberi Secolari

 

Alberi Secolari

 

Alberi Secolari