Napoli- Eppure da 20 anni la nostra sanità è trattata come una voce di bilancio da tagliare.Risultato: liste d’attesa di mesi, pronto soccorso intasati , medici che scappano, e un privato che e solo per chi se lo può permettere.
Non servono altri ” piani ” e ” missioni “.Serve cambiare le fondamenta.
La pandemia ci ha insegnato una cosa : 20 sistemi sanitari regionali lasciati soli non reggono. Serve un Piano Sanitario Nazionale decennale :posti letto , assunzioni, tecnologie, prevenzione , finaziato e blindato. Lo Stato deve decidere dove servono ospedali , case di comunità , macchinari; non può decidere il mercato.
.Non abbiamo un problema di vocazioni.Abbiamo un problema di stipendi e condizioni. Un medico e un infermiere devono essere ben pagati per il ruolo centrale che ricoprono.Carriere chiare , meno burocrazia, pi’u tempo per i pazienti , che altrmenti continu eranno ad andare all ‘ estero o nel privato.
Piu ‘ prevenzione e territorio sono la vera rivoluzione. Ogni euro speso in prevenzione ne fa risparmiare tanti in ospedale. Servono 10mila case di comunita’ con medici di famiglia , specialisti, psicologi, assistenti sociali. Stop alla sanita’ a due velocità .
Il diritto alla salute e ‘ uguale per tutti . Tassare le rendite per finanziare la sanita’ pubblica non e ‘ un costo , ma e ‘ giustizia.
Un sanita ‘ pubblica , universale , veloce , deve mettere al centro la persona e non il bilancio.
Un Paese si misura da come cura i suoi vecchi, i suoi malati e i suoi poveri, ha dichiarato in una nota Felice Iossa, socialista riformista, già deputato del Partito Socialista Italiano.


