L'arresto

Napoli, arrestato il latitante Giuseppe Del Prete: era nascosto in un armadio con doppio fondo

Latitante Giuseppe Del Prete
- Foto d'Archivio

NAPOLI – I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Napoli Stella hanno arrestato nelle prime ore della mattinata Giuseppe Del Prete, ritenuto dagli investigatori un esponente di vertice del clan Mazzarella e ricercato dallo scorso 3 marzo.

L’uomo si era reso irreperibile al momento dell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Napoli nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza, a vario titolo, i reati di associazione di stampo mafioso, traffico illecito di sostanze stupefacenti e altri delitti collegati.

I militari lo hanno rintracciato nel quartiere Forcella, all’interno della sua abitazione. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, Del Prete si nascondeva in un vano ricavato all’interno di un armadio, realizzato mediante un sistema a doppio fondo studiato per eludere eventuali controlli.

L’arresto si inserisce nell’ambito delle attività investigative che hanno interessato le articolazioni del clan Mazzarella operanti in diverse aree del centro cittadino, in particolare nei quartieri di Forcella, Maddalena, Tribunali, Mercato, San Gaetano e Case Nuove.

L’ordinanza cautelare alla quale Del Prete si era sottratto per alcuni mesi riguarda numerosi presunti appartenenti al cartello criminale Giuliano-Ferraiuolo-Mazzarella. Secondo l’impostazione accusatoria, l’indagato avrebbe svolto un ruolo di organizzatore all’interno del clan, collaborando con i vertici dell’organizzazione nelle attività legate al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e alla gestione degli affari illeciti del sodalizio.

Le indagini, supportate anche dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Giuliano, soprannominato “‘o Russ”, e da una complessa attività tecnica e investigativa, avrebbero consentito di ricostruire gli assetti del clan Mazzarella nell’area interessata e il ruolo che Del Prete avrebbe ricoperto come referente diretto dei vertici dell’organizzazione.

Come previsto dalla legge, il provvedimento eseguito costituisce una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari. L’indagato potrà esercitare i mezzi di impugnazione previsti dall’ordinamento e resta presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.