San Vitaliano, il senso civico affoga tra escrementi e disinteresse generale

Redazione

SAN VITALIANO - Passeggiare per San Vitaliano sta diventando davvero un’ardua impresa. Basta uscire dalla propria abitazione per essere immediatamente costretti a fare lo slalom tra una deiezione canina e l’altra, un allenamento quotidiano che nemmeno il grande Alberto Tomba riuscirebbe a sostenere. Purtroppo, il paese è diventato, col beneplacito di tutti, una rivoltante toilette per animali. Strade, marciapiedi e ingressi di abitazioni ed esercizi commerciali versano in una palese situazione di degrado. A ogni angolo si trovano feci, urine e persino la carta assorbente con cui è stato deterso il cane di turno; un deturpamento selvaggio contro il quale nessun rimedio sembra funzionare, nemmeno quello delle bottiglie d’acqua poste, a mo’ di repellente, accanto agli stipiti dei portoni.

A rientrare a pieno titolo tra le strade più imbrattate del paese, via Appia e via F. Petrarca. In queste aree infatti, in maniera del tutto indisturbata, alcuni cittadini negligenti si dilettano ad abbandonare in giro “regalini” di ogni sorta. Ma chissà cosa direbbe Petrarca nel vedere il proprio nome legato a un luogo dove la cultura e l’incivilimento affogano in un mare di escrementi. Molto probabilmente esclamerebbe indignato: “Seguite i pochi e non la volgare gente!”.

Eppure, non dovrebbe essere così oneroso mantenere il decoro urbano in una piccola comunità, ma, a quanto pare, San Vitaliano è “na carta sporca e nisciuno se ne importa”. In effetti, nessuno sembra preoccuparsi di quanto siano gravi comportamenti del genere, non solo perché vengono lordati beni pubblici e persino privati, ma anche perché in tal modo si rischia d’incidere negativamente sulla salute di tutti (come se non vi contribuissero già abbastanza i continui sforamenti delle polveri sottili). Forse alcune persone sottovalutano il fatto che gli escrementi, una volta essiccati, diventano altamente volatili e che ciò espone, soprattutto i bambini, al pericolo di contrarre infezioni alle vie respiratorie.

Ma se quanto appena detto non dovesse fungere da deterrente, allora bisognerebbe ricordarsi che l’abbandono di deiezioni canine (pipì inclusa) inquadra una fattispecie di reato, precisamente quello di “Deturpamento e imbrattamento di cose altrui” ex art. 639 c.p., punibile con sanzioni pecuniarie, e, nei casi di beni d’interesse storico o artistico, addirittura con la reclusione. Sulla questione si è pronunciata persino la Corte di Cassazione che, chiudendo un contenzioso lungo 5 anni, ha ritenuto opportuno stilare una serie di regole rivolte ai proprietari di animali. Secondo la Suprema Corte, nel momento in cui si accompagna un cane ad espletare i propri bisogni sulla pubblica via, è necessario munirsi di: una palettina, un sacchetto di plastica e una bottiglina d’acqua per diluire le urine. Dunque, piccoli e semplici accorgimenti che permettono non solo di rispettare l’intera comunità, ma anche di eliminare l’elemento psicologico del dolo (ossia la volontà consapevole di compiere l’azione dannosa) che configurerebbe il reato sopraccitato.

Ad ogni modo, è davvero triste dover constatare che per tenere accesi i “lumi della ragione”, pur vivendo in un’epoca “abbastanza” lontana da quella medioevale, bisogna ancora far appello al senso civico delle persone e incomodare continuamente il diritto e la giurisprudenza.

Il paese in cui si vive dovrebbe rappresentare un’estensione della propria abitazione, non un qualcosa di cui non curarsi affatto. Un luogo sudicio rende tutto malsano, e, non esiste alcun filtro speciale davanti alle nostre dimore che sia in grado di metterci al riparo dalle conseguenze del menefreghismo generale. Ma del resto, chi ha tempo per questa cosa sconosciuta che qualcuno chiama… civiltà!

 

 Assunta De Rosa

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