Marigliano, Mariglianella: bloccati i lavori di rimozione Agrimonda.

Anita Capasso

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MARIGLIANO - MARIGLIANELLA - Bloccati i lavori di rimozione delle ceneri combuste di Agrimonda. Nessuno vuole le tonnellate di rifiuti puzzolenti dell’incendio della rivendita di anticrittogamici e chimici per l’agricoltura incendiata nel luglio del 1995.

 L’impianto Pbr di Brescia fa dietro front: troppo pestilenziali le 1200 tonnellate restanti, che erano occultate sotto i cumuli già conferiti. In origine le ceneri combuste erano 4800 tonnellate. La parte peggiore venuta fuori, però, quella puzzolente, resta sul luogo del disastro e appesta l’aria di tutta la cittadina mariglianese.

A pagarne lo scotto peggiore è la frazione di Lausdomini dove la situazione è veramente da bollino rosso. Nella prima mattinata di lunedì quel cimitero di rifiuti maledetto puzzava più del solito provocando bruciori di stomaco e coniati di vomito. Quotidianamente i lezzi nauseabondi creano non pochi problemi alla cittadinanza, ma lunedì tra temperature torride superiori ai 40 gradi e la puzza nauseabonda, mancava il respiro.

Basta passare su via Variante 7 bis per avere una dimensione del fenomeno. Appena 5 famiglie sono state ospitate in albergo, le altre respirano veleni. Paradossalmente i lezzi si spostano anche a valle. La puzza di ammoniaca da via Pasubio si sposta in tutta la città. I residenti non ci stanno e  chiedono spiegazioni alle autorità competenti.

Si mobilitano Gennaro Saiello, consigliere regionale del M5S, e Saverio Lo Sapio dei Verdi che si sono portati immediatamente sul posto. Presente anche il presidente del consiglio Vito Lombardi. La verità? La situazione è critica. La fine della rimozione era prevista per il 6 luglio, ma intoppi in corso d’opera hanno fatto slittare i tempi.

 La Regione Campania non ha concesso una proroga e la ditta lavora pagando la penale. Ci vorrebbe un nuovo cronoprogramma. Intanto si punta la speranza su alcuni enzimi che dovrebbero abbattere i lezzi e il cui arrivo è previsto a momenti.

 C’è il rischio che la rimozione resterà incompleta e che il resto dei rifiuti continuerà a rimanere lì. Un problema da evitare assolutamente. Sarebbe una totale sconfitta, dopo 23 anni da quell’incendio che mise a repentaglio la salute di questa terra dei fuochi dove i roghi di siti di rifiuti si verificano sistematicamente liberando diossina nell’aria.

 L’incendio di Agrimonda invece non solo rilasciò diossina ma anche anticrittogamici; una bomba chimica. Restano tante domande senza risposta? Che ci faceva quel deposito alla periferia di Mariglianella e nei pressi  del centro abitato di via Pasubio? Perché nessuno si oppose alla sua apertura. Chi lo autorizzò valutò il pericolo?

“Ci auguriamo, visto l’impegno assunto dalla ditta, -afferma il consigliere comunale di Mariglianella Pina Principato- che quanto prima riesca ad individuare nuovi impianti per il conferimento dei rifiuti ancora stoccati sul sito, perché sarebbe un fallimento per tutti i soggetti attori di questa rimozione”.

Il rischio di non trovare impianti è alto, e ciò determina ancora una volta che la Regione Campania anche alla luce di ciò che sta avvenendo in questi giorni, ha redatto un piano Regionale sui rifiuti che non corrisponde alla vera esigenza della realtà.

 “Un ciclo sui rifiuti che non si chiude mai. Tramite i nostri parlamentari –afferma Saiello- presseremo la Regione affinché si metta la parola fine a questo mostro tossico”. Saverio Lo Sapio dei Verdi: “Sono al fianco dei cittadini. Con la salute non si scherza. Le istituzioni devono agire in maniera responsabile impedendo una nuova impasse.

Quanti anni ancora dovremo tollerare questi rifiuti. Un milione e duecento mila euro è il costo della rimozione e non possiamo permetterci la leggerezza di far rimanere quei cumuli pericolosi lì”. Sul posto  questa sera un sit in dei cittadini, che non hanno abbandonato la loro casa  per andare nei vari hotel della città,  esasperati   dai lezzi nauseabondi, ripresi dalle  telecamere di Canale 21.

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