Giovani in campo per un anno nella Terra dei fuochi e nei Balcani: al via i corpi Civili di Pace di Amesci

Redazione

Giovani in campo per un anno nella Terra dei fuochi e nei Balcani: al via i corpi Civili di Pace di Amesci

15 giovani italiani altamente specializzati selezionati nell’ambito del Bando del Dipartimento delle Politiche Giovanili e del Servizio Civile Universale scaduto lo scorso 8 aprile, hanno cominciato la propria esperienza di volontariato che li vedrà impegnati per un anno nei progetti Amesci dei Corpi Civili di Pace (CCP). Un modello sperimentale assolutamente inedito nel panorama europeo che si propone di ricercare soluzioni alternative all’uso della forza militare per la risoluzione dei conflitti, coinvolgendo ragazze e ragazzi tra i 18 e 28 anni in azioni non violente a sostegno delle comunità che versano in situazioni di crisi. I progetti di Amesci “I Corpi Civili di Pace nella Terra dei Fuochi” e "Drina River Committee for local development" puntano ad incidere sui conflitti ambientali in Italia e in Serbia attraverso l’istituto della mediazione civile utilizzato, in chiave assolutamente rinnovata, in un settore di intervento quale quello ambientale.

“La tutela dell’ambiente è una delle chiavi per assicurare alla popolazione mondiale un futuro” dichiara Enrico Maria Borrelli, presidente Amesci. “Nel quadro strategico disegnato dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, insieme alla crescita economica e all’inclusione sociale, la protezione di ciò che ci circonda è indicato come elemento fondamentale per uno sviluppo che non comprometta la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni” ricorda Borrelli. “E’ questa la ratio che ha ispirato la progettazione dei Corpi Civili di Pace di Amesci: coinvolgere direttamente i giovani in azioni volte a risolvere conflitti ambientali contribuendo alla loro risoluzione e, al contempo, offrendo ai ragazzi occasioni di educazione e formazione nazionali ed internazionali, nonché di crescita personale e professionale”.

In particolare la seconda edizione de “I Corpi Civili di Pace nella Terra dei Fuochi”, realizzata in partenariato con la Cooperativa ARS di Casalnuovo in provincia di Napoli, coinvolgerà 9 giovani in campagne di disincentivazione di comportamenti illeciti della popolazione nella Terra dei Fuochi e in attività mirate al radicamento della cultura della legalità partendo dai risultati raggiunti nel 2017 tra i quali 23 incontri nelle scuole campane che hanno coinvolto 6.800 studenti, un audit e una mappatura dei 90 comuni della Provincia di Napoli e Caserta. “I traguardi conseguiti con la precedente squadra dei CCP hanno creato grande attenzione, soprattutto nei partner istituzionali, tra cui l’incaricato del Governo per l’emergenza roghi, il dott. Gerlardo Iorio, che confida nella efficacia del progetto per il territorio” spiega Lucio Righetti, osservatore Civico ed attivista della rete Mondiale Zero Waste. “In ossequio alle conclamate emergenze quest’anno lavoreremo insieme ai ragazzi per diffondere e promuovere la cultura della sostenibilità ambientale”.

Sullo scenario internazionale, invece, in un quadro di rinnovato partenariato per lo sviluppo sostenibile e la costruzione di un’allargata cittadinanza europea, Amesci ha scelto di realizzare il primo progetto dei CCP in Serbia con la collaborazione l’Ambasciata della Repubblica di Serbia in Italia, il Governo Serbo, il Consolato Onorario della Repubblica di Serbia per la Regione Campania e l’Ong FOSDI di Belgrado. “Sarà questo un importante esperimento che vedrà Serbia ed Italia insieme per portare i valori della pace e della solidarietà ai confini della Bosnia Herzegovina ed esattamente sul fiume Drina luogo tristemente ricordato per essere stato cruciale durante la guerra che ai primi anni 90 ha devastato e smembrato la Jugoslavia. Sicuramente un primo passo verso l’istituzione del Servizio Civile in Serbia” ha dichiarato il console Marcello Lala.  6 giovani, saranno in prima linea per favorire un’azione sperimentale di 12 mesi volta a facilitare il processo di ricostruzione sociale e culturale avviatosi dopo la fine della guerra, attraverso l’istituzionalizzazione della “cooperazione ambientale municipale transfrontaliera” nel bacino del fiume Drina, volta alla conservazione della biodiversità.

 

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