LAUSDOMINI, "LA TORRE": INTERROGAZIONE DEL SEN. TOMMASO SODANO

Redazione

Atto n. 4-00644

Pubblicato il 4 ottobre 2006
Seduta n. 46

SODANO - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che:

nel Comune di Marigliano (Napoli) è ubicato il borgo di Lausdomini di origini medioevali, nato dall’aggregazione e dalla saldatura di tre antiche contrade: il Vico, la Piazza e la Torre;
l’agglomerato, raccolto intorno alla chiesa di San Marcellino, è documentato in antico con il toponimo “la Torre”, presente ancora nella cartografia di Rizzi-Zannoni della fine del Settecento;

il toponimo “la Torre” era collegato, probabilmente, alla presenza di una vera e propria torre di avvistamento e di difesa eretta a protezione dell’abitato, di cui però non si rinvengono le tracce nell’odierna edificazione o, più verosimilmente, era determinato dalle caratteristiche tipologico-costruttive di alcune case tardo-medioevali ivi presenti, le cosiddette “case-torri” che, grazie agli spiccati volumi verticali e alle compatte pareti di tufo giallo con scarse aperture, conferivano al blocco l’aspetto di una piccola suggestiva fortezza;

lo stesso primitivo impianto della chiesa di San Marcellino, menzionata già in documenti del 1324, è coevo alla stessa formazione del borgo avvenuta in epoca altomedioevale. L’aspetto della chiesa con abside estradossata e l’intitolazione ad un martire romano hanno fatto pensare ad una primitiva basilica paleocristiana generatrice dell’attuale tempio, ipotesi peraltro confermata anche da alcuni scavi effettuati negli anni sessanta del Novecento in occasione della ristrutturazione della chiesa;

l’edificato che fronteggia la chiesa, oggi di aspetto monumentale per le trasformazioni cinquecentesche e settecentesche, è di notevole interesse storico e culturale. In particolare, l’insula, sviluppata lungo la via Fratelli Bandiera, opposta all’arioso sagrato della chiesa di San Marcellino, presenta una singolare parte terminale a punta di freccia, tipica di un’edilizia spontanea medioevale e di un’urbanistica che non nasce da un piano determinato ma che segue i caratteri morfologici del luogo;

l’aspetto quasi immutato di queste costruzioni tipiche dell’architettura rurale di un borgo agricolo, con il fronte principale verso la chiesa su cui si aprono piccoli balconcini di aspetto più borghese, dai gattoni di ghisa lavorati e mensole in marmo o pietra e al pianterreno le aperture contornate da portaletti in piperno, dal disegno semplice e gentile, mentre il fronte secondario è un interessante affastellamento di scale esterne su archi rampanti, logge, forni, pozzi ed accessori ad uso comune;

l’unità edilizia costituente la parte terminale a punta, denominata “Palazzo Terracciano” (N.C.T. foglio 17, part. 395) risulta attestata fin dal settecento, come proprietà della famiglia de Monda, presente nel borgo fin dalla prima numerazione dei fuochi del 1522;

la cellula edilizia successiva, simile alla precedente per analogia di impianto e specularità tipologica, specie nel disegno della scala su arco rampante del fronte secondario, viene menzionata già nel XVII secolo come “Palazzo Marino” dal nome della famiglia proprietaria;

l’immobile successivo (N.C.T. foglio 17, part. 424-437), attestato in antico come “Palazzo Villano-Buonincontri”, è caratterizzato, invece, da un portale ad arco a tutto sesto in tufo che accede a un cortile interno, lastricato in basoli di pietra vesuviana inframmezzati a pietra calcarea, su cui si apre la bella scala esterna aperta, anch’essa con gradini e parti di balaustra in piperno scolpito;

la casa-torre di proprietà La Marca (N.C.T. foglio 17, part. 475) è, invece, un significativo esempio di starza inurbata risalente alla fine del XV secolo, come comprovano le tessiture murarie, le caratteristiche tipologiche e gli elementi architettonici delle finestre e del portico costituito da archi in tufo giallo napoletano a sesto ribassato;

considerato che:

la Soprintendenza per i beni architettonici ed il paesaggio e per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico di Napoli e Provincia ha più volte manifestato la volontà di preservare il contesto ambientale-architettonico della piazza/sagrato di via Fratelli Bandiera e le strutture costruttive residuali del borgo Torre, in quanto rappresentative delle forme di edilizia e di architettura tradizionali del territorio nei secoli passati;

provvedimenti di tutela erano stati sollecitati già nel 2000 oltre che dalle associazioni culturali e ambientaliste anche dagli Uffici centrali dello stesso Ministero per i beni e le attività culturali;

constatato che:

nonostante siano stati realizzati con fondi ministeriali sopralluoghi, precatalogazioni, relazioni storico-architettoniche, accertamenti catastali, nonché una cospicua documentazione grafica e fotografica, non si è mai provveduto ad avviare nei confronti dei summenzionati beni gli auspicati provvedimenti di dichiarazione dell’interesse culturale, che costituiscono al momento gli unici strumenti amministrativi e tecnici in grado di garantirne la conservazione dal degrado e da manomissioni speculative;

la mancata emanazione dei vincoli, ai sensi del decreto legislativo 42/2004, ha avviato scandalose operazioni di speculazione edilizia che rischiano di provocare un totale stravolgimento della compagine ambientale e architettonica del sito, nonché, la distruzione e la perdita di un significativo patrimonio culturale minore,

si chiede di conoscere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno avviare un’indagine conoscitiva circa le cause dei ritardi e delle omissioni che stanno determinando un insuccesso nella politica di salvaguardia dei beni culturali del territorio;

se intendano adottare misure urgenti per garantire la conservazione degli esempi di architettura medievale rurale di via Fratelli Bandiera nella contrada “Torre” di Marigliano (Napoli);

se intendano avviare iniziative congiunte con gli enti locali al fine di salvaguardare il territorio da nuove ondate speculative e di favorire uno sviluppo ordinato e coerente che valorizzi il patrimonio culturale e ambientale.

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