Marigliano, mettiamo in sicurezza la strada della morte

Redazione

La provinciale da San Vito in Marigliano a Sisciano ha generato morti e lacrime. Finora solo palliativi burocratici. E’ ora di dire basta!

MARIGLIANO - Per evitare il traffico cittadino di Corso Umberto e della Variante ho scelto di “usare le fasce”, come si dice oggi in termini calcistici; ho così, percorso la provinciale San Vito-Scisciano: l’asse cinematico più storto e pericoloso del nolano. Ho rabbrividito alla vista del muro di cinta sbriciolato dall’impatto di quello che credo fosse un tir; mi sono rattristato per quel vaso di fiori a commemorare una vita spezzata. Per un paio di notti di seguito ho pensato ad un mio amico del liceo che morì a soli 18 anni, infrangendo i sogni in un’auto Alfa Sud nuova, rossa fiammante, contro un palo della provinciale della morte. Ricordo ancora il suo sorriso e le lacrime della sua dolce fidanzatina.

Era il 1974, forse il 1975. Ho poi pensato agli altri giovani che sono volati in cielo dopo il fatale impatto con il guard rail del ponte dell’Autostrada del Sole. Il mio migliore amico non percorre più quell’asfalto da quando, ben due ambulanze in soli 5 minuti, soccorsero 3 feriti gravi di due diversi incidenti. Lui aveva perso i sensi nell’impatto, e rimase a lungo privo di conoscenza. Tutti sulla medesima strada! E potremmo continuare con il tragico elenco. Si provi a chiedere alle locali stazioni di Polizia Urbana… Con “Il Mattino” di oggi, a pagina 51 la dott.ssa Anita Capasso ricorda Stefano Cerciello: era poco più che ventenne… Ho ritenuto doveroso fare una denuncia perchè si metta in sicurezza quella maledetta strada provinciale che ha continuato a mietere vite almeno da quell’ormai lontano 1974. Non è stato facile: a Marigliano non ci sono riuscito.

C’erano
troppe denunce di smarrimento di documenti e c’era un signore che, grazie al cielo, stava denunciando il ritrovamento del suo cane. Qualcuno sostiene, forse a ragione, che le Forze dell’Ordine intervengono solo dopo che ci sia scappato il morto. Ma io non voglio che ci scappi prima un altro morto …Non mi darei pace! Sono stato in Procura, ho colto troppa lungaggine. Cosi, sono andato, di buon’ora, alla Caserma di Castello di Cisterna. Sono stato accolto con garbo e disponibilità dal Comandante della Stazione Ufficiale di P.G. Luogotenente Vincenzo Vivona, che ha raccolto la mia denuncia (in allegati). Ho ringraziato il Luogotenente e ho detto: adesso il “peso” della responsabilità non è più “mio”. Non ci si può lavare le mani disegnando delle strisce bianche o mettendo dei segnali.

Occorrerebbe un presidio fisso, ma, si sa, le Risorse Umane sono poche ed oberate di impegni. Non si può dire che si sia fatto veramente qualcosa di efficace finora! Solo un tentativo fallito di “metterci una pezza burocratica”! Sono almeno quattro i tratti in cui è indispensabile intervenire ad horas con dissuasori: quello nei pressi della scuola, quello ad “esse” sotto al ponte della Circumvesuviana, in località “San Giuseppe”, ove il terriccio di riporto, la brina mattutina e le lastre di ghiaccio invernali (che non si sciolgono a causa dell’ombra del viadotto e della rigogliosa vegetazione) sono causa di scivolamenti e paurosi incidenti; quello a monte e a valle del ponte dell’Autostrada del Sole e quello in una pazzesca curva degna di una chicane di un circuito di F1, che ti genera una forza centrifuga difficile da “domare” da un principiante o da un anziano; la trovate procedendo dall’Autosole in direzione Scisciano, proprio ove è stato frantumato il muro di recinzione in tufo; proprio ove si è generata la moda di andare a fare footing lungo l’ortogonale stradina alberata e segnata di centro metri in cento metri da qualche appassionato di corsa pedestre.

Proporrei di pubblicare questo mio scritto sul blog, ma non per lasciare libero sfogo ai soliti anonimi, bensì con uno scopo diverso stavolta: raccogliere le testimonianze dirette o indirette di incidenti che si sono verificati o che stavano verificandosi lungo quell’asse cinematico, che è nato male e che costituisce un pericolo enorme per pedoni, automobilisti e residenti (basti vedere l’ormai tristemente famoso muro in tufo andato in frantumi). Invierò questo scritto e gli esiti del blog al capo di gabinetto del Presidente della Provincia.

Nino Serpico

archiserpico@libero.it

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