Appalti e “tangenti”: coinvolti amministratori ed imprenditori

Vincenzo Esposito

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Durante le prime ore del mattino i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Gdf di Napoli, insieme ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, al termine di un’articolata indagine diretta e coordinata dalla Procura della Repubblica partenopea – Direzione Distrettuale Antimafia – hanno dato esecuzione a 9 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Napoli.
 
Tra i destinatari ci sono funzionari comunali, imprenditori, professionisti e “faccendieri”, accusati a vario titolo per associazione a delinquere di stampo camorristico, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio ed altre gravi irregolarità  nelle procedure di affidamento di lavori di committenza pubblica realizzate anche al fine di agevolare uno dei sodalizi camorristici di maggiore spessore nell’area casertana.
 
Le indagini, in particolare, hanno fatto luce sulla gestione degli appalti da parte del Comune di Santa Maria Capua Vetere, evidenziando i legami del pro tempore sindaco Biagio Di Muro, e di altri esponenti apicali dell’amministrazione comunale, con il clan dei casalesi, con specifico riguardo alla fazione capeggiata dalla famiglia di Michele Zagaria.
 
In tale ambito, l’attenzione degli investigatori si è concentrata sulla procedura ad evidenza pubblica afferente la progettazione e esecuzione dei lavori del “Palazzo Teti Maffuccini”, già confiscato negli anni 90 al padre dei citato Di Muro, storico vicesindaco del Comune sammaritano.
 
Il Gip ha ritenuto la sussistenza di un illecito accordo che ha visto nel ruolo di corruttori l’ing. Guglielmo la Regina, rappresentante legale della “Archicons S.r.l.”, società che si è occupata della progettazione dei lavori in argomento; e Marco Cascella, rappresentante legale della “Lande S.r.l.”, che si è aggiudicata il relativo appalto dal valore di 2 milioni di euro.
 
I beneficiari delle “tangenti” elargite da questi imprenditori sono stati il sindaco Di Muro e alcuni componenti della Commissione di gara all’uopo nominata (in specie il R.u.p. della gara Roberto Di Tommaso ed il prof. Vincenzo Manocchio) che hanno favorito le aziende corruttrici mediante l’attribuzione del necessario punteggio tecnico nelle procedure di gara.
 
La “mazzetta” corrisposta, per un valore al momento accertato di 70mila euro, è stata contabilmente giustificata dall’emissione di fatture relative ad operazioni oggettivamente inesistenti da parte delle aziende compiacenti, facenti capo al dottore commercialista Raffaele Capasso (consulente fiscale ed amico del nominato ing. La Regina), e all’ing. Vincenzo Fioretto.
 
Quest’ultimo soggetto è risultato particolarmente legato a Zagaria Alessandro, che ha beneficiato di una parte del compenso corruttivo in quanto anello di congiunzione tra i pubblici funzionari corrotti e il clan dei “casalesi”, e alla “faccendiera” Loredana Di Giovanni, i quali hanno ricoperto un ruolo di fondamentale intermediazione nell’ambito dell’illecita dazione di denaro.
 
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