Marigliano, Villa Attena: titolo edilizio illegittimo per il nuovo fabbricato

Redazione

E' il Consiglio di Stato ad accertare l’illegittimità del titolo edilizio

MARIGLIANO – Clamoroso. Ve la ricordate ? Era  la storica villa Attena, dimora del secolo scorso,  che si trovava a Marigliano lungo corso Umberto I, all’altezza della rotonda che collega il corso a via Isonzo.

La villa, attribuita al noto architetto del fascismo Marcello Piacentini e costruita con cemento armato, vetro e ferro, ossia i materiali tipici dell’architettura razionalistica, con i suoi pavimenti maiolicati costituiva uno dei monumenti più preziosi dell’area.  

La questione è datata. Il palazzotto sarebbe dovuto rientrare in una vasta valorizzazione del centro storico. Nel mese di giugno del 2009, però, i primi grandi cedimenti : parte del tetto della struttura si accartocciò su se stesso. La struttura fu venduta. La nuova proprietà , la Soc. IPODEMA s.r.l., aveva in mente un nuovo fabbricato ( permesso di costruire n. 20 del 14/03/2011) e nel marzo del 2011 vennero le ruspe che rasero al suolo la struttura , lasciando una comunità sgomenta.

Oggi non trova pace la questione, che si colora di un elemento inaspettato: il Consiglio di Stato accerta l’illegittimità del titolo edilizio per cui “ spetta al Comune valutare quali debbano essere le statuizione consequenziali”. Una bomba in mano all’Amministrazione Carpino che ora ha a che fare con una struttura, quindi, abusiva e viene inondata da una sola voce popolare : “ Abbattimento!”.

Una storia altalenante in cui sicuramente ci siamo persi qualche passaggio, ma proviamo a costruirne la parabola evolutiva. Siamo nel novembre 2015, la villa è stata abbattuta ed è stato costruito il nuovo fabbricato. In fase di ultimazione, eliminate le lamiere perimetrali che nascondevano parzialmente la costruzione, i mariglianesi ipotizzarono subito abusi. “ I marciapiedi in via Pasquale Nicotera e  corso Umberto Primo risultano essere sensibilmente ridotti , invadendo con una maestosa gradinata persino la discesa dei disabili”. Queste furono le parole del consigliere pentastellato  Capasso .

il sindaco Carpino chiese un sopralluogo, indicando le questioni sulle quali verificare con particolare attenzione : il marciapiede a distanza , la dimensione del marciapiede della strada, la conformità del manufatto, le varie autorizzazioni, la storia dei titoli abilitativi . Tutto questo fu  comunicato sia all’arch. Bellonato, responsabile dell’Urbanistica, che all’ingegnere Matrisciano , responsabile del Patrimonio ed ai rispettivi assessori . La verifica era, ovviamente, di competenza dell’ufficio. “ Non è di competenza della politica!”

A novembre dello stesso anno ci fu il sopralluogo edilizio da parte dell’ingegnere comunale Rosalba Di Palma, coadiuvata da personale del Comando di polizia municipale. Dalla successiva relazione emersero le difformità tra lo stato dei luoghi ed i grafici allegati all’ultimo permesso di costruire. Il Comune intervenne disponendo di ripristinare lo stato dei luoghi attraverso la demolizione degli elementi difformi.

Non finisce qui. A febbraio 2016,però, scattarono i sigilli per il nuovo fabbricato : il  manufatto fu posto sotto sequestro, come spiegò il comandante della polizia municipale del Comune di Marigliano ,  Ciro Silvestro, a seguito di un rapporto inviato in Procura a Nola, la quale procedette con i sigilli per le difformità riscontrate .

Appena poche ore dopo, però,  la Procura di Nola  tolse i sigilli e dispose  il dissequestro di una parte dello stabile . “ Il Magistrato ha dissequestrato la parte sana ed ha lasciato il provvedimento sulla parte difforme ”, riferì  il comandante della polizia municipale  Silvestro .  Non conforme al progetto sarebbe anche il porticato lato sud, ma il provvedimento non faceva menzione del marciapiedi  la cui presunta difformità scatenò i social.

Qualche giorno dopo, ancora un giallo : scomparve la pratica n. 49 del 2014, relativa alla variante del progetto del condominio sorto sulle ceneri di Villa Attena  . Ad accorgersi della mancanza del fascicolo fu  Elisabetta Bellonato, responsabile dell’Ufficio Tecnico,che avviò un' inchiesta interna  con l'invio di una lettera ai dipendenti.

 

 

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