Marigliano, arrivano 150 mila euro dalla Regione per il convento di San Vito

Redazione

La Regione stanzia 150 mila euro per impedire la chiusura del convento e far fronte alle somme urgenze dopo aver revocato i 200 mila euro per i luoghi di culto.

MARIGLIANO -  Ad una svolta i lavori di restauro del convento di San Vito. La Regione di fronte agli interventi di somma urgenza, dopo aver revocato i fondi stanziati in un primo momento, assegna al complesso conventuale 150 mila euro. In questi giorni, nel palazzo della Regione Campania, si sono susseguiti gli incontri tra il presidente Vincenzo De Luca e gli uffici competenti per impedire la chiusura della chiesa dichiarata inagibile, dopo un sopralluogo dei tecnici comunali.

A stare col fiato sul collo del presidente De Luca è stato Michelangelo Esposito Macerino, già consigliere comunale e vicino da sempre alla comunità francescana . Domenica scorsa si era temuto il peggio:  in serata arrivarono i vigili urbani durante le funzioni religiose. Si premeva per il rispetto dell’ordinanza comunale di chiusura. Si esulta al convento, fra Giuseppe Sorrentino, padre guardiano è contento:” Le istituzioni non ci lasciano soli. La preoccupazione era che potessero saltare anche i tanti matrimoni che si devono svolgere in chiesa”.

Si procede con i primi interventi: restaurare l’intera chiesa implica un investimento di 500 mila euro che la comunità francescana non ha. La chiesa, poi, secondo ricerche storiche sarebbe anche di proprietà comunale in quanto con la soppressione degli Ordini ecclesiastici tutti i beni furono incamerati dal Comune. Con il Regio decreto n. 3036 del 7 luglio 1866, infatti, fu tolto il riconoscimento (e di conseguenza la capacità patrimoniale) a tutti gli ordini, le corporazioni, e le congregazioni religiose regolari, ai conservatori ed i ritiri che comportassero vita in comune ed avessero carattere ecclesiastico.

 Pertanto i fabbricati conventuali incamerati dallo Stato furono alienati oppure concessi ai Comuni e alle Province (con la legge del 1866, art. 20), previa richiesta di utilizzo per pubblica utilità entro il termine di un anno dalla presa di possesso. Complessivamente, furono immessi sul mercato e ceduti alla grande borghesia terriera a prezzi stracciati oltre 3 milioni di ettari (2,5 soltanto nel Sud) con modalità che sono state criticate sia dagli storici che dai giuristi. Per fortuna San Vito fu data in gestione ai monaci. Una bella scoperta,  che se si dovesse rivelare vera, chiama a rapporto per il restauro anche gli enti locali.

Già nel 2011 la Soprintendenza per i beni architettonici e il paesaggio e per il patrimonio storico artistico e etnoantropologico di Napoli e Provincia aveva approntato un progetto di restauro di circa 500 mila euro. Si voleva accedere ai fondi Otto per mille a gestione statale comprendente la manutenzione del tetto e la revisione del manto di tegole, il restauro del pregevole soffitto dipinto, il restauro, il risanamento conservativo e la valorizzazione del pavimento maiolicato dell’altare della Confessione-tomba di San Vito, nonché il restauro delle decorazioni dipinte del sottocoro e dei manufatti lapidei scolpiti.

 500 mila euro, come già anticipato, è la cifra occorrente per il recupero dell’intera insula religiosa. Occorre le sforzo di tutti e interventi anche sovracomunali del Ministero e della Soprintendenza. Quello di San Vito è un restauro complesso che richiede l’intervento di esperti di beni culturali : basta con il pressapochismo e il fai da te di tecnici incompetenti che hanno comportato solo guasti.


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