Storie dei nostri giorni

Francesco Aliperti Bigliardo

Un giovane convocato dall’Agenzia di collocamento cui è iscritto, ha il profilo giusto per l’“Azienda aeronautica all’avanguardia nel settore…” che cerca un operatore meccanico esperto di fresatura e macchine a controllo numerico. Lui è il prescelto, perchè come richiesto, tra le sue competenze c’è anche quella di programmare da solo la macchina utensile sulla quale dovrà lavorare.

Il colloquio conferma infatti i buoni auspici e si svolge in maniera cordiale. Il giovane ha maturato esperienze pregresse che l’aiutano a superare brillantemente tutte le insidie ed i requisiti invocati dai datori di lavoro. Nella stessa seduta dunque al nostro candidato viene anche sottoposta la migliore delle offerte disponibili al momento.

 “Le garantiamo un contratto di Stage della durata di un anno. Gli orari di lavoro sono dalle 8:00 alle 18:00, ma noi, in caso di necessità, chiediamo ai nostri lavoratori disponibilità a trattenersi anche oltre i turni stabiliti e nei giorni di sabato, domenica od eventuali festivi. La sua collaborazione è gradita a tutte le ore”.

 Dell’aspetto salariale a copertura “della collaborazione” fuori dagli orari stabiliti però, non se ne parla. Si preferisce lasciare sotto intenso che c’è pure la possibilità che non venga affatto remunerata. Assai più esplicita è invece la paga base che per lo stage sarebbero disposti a corrispondere.

“Per il momento le possiamo offrire 500,00 euro, tondi, tondi. Non è molto ma sa con i tempi che corrono…”

Eviterei di aggiungere commenti, se non fosse che, a furia di non commentare, di lasciare sottointese le motivazioni del racconto, di confidare nella sensibilità e nella capacità critica altrui, siamo giunti a questo punto.

 Gli stage alle aziende, vengono in larga parte rimborsati dalla Regione. Il contratto prevede la nomina di un tutor che dovrebbe seguire il tirocinante nel corso della sua formazione. Di fatto però, tutti gli stagisti vengono utilizzati per fare produzione da subito. Questo è il motivo per cui si preferiscono persone che abbiano già maturato competenze ed esperienze di lavoro ben precise.

L’azienda che usufruisce del sovvenzionamento pubblico, in cambio della formazione di un giovane lavoratore, non ha con quest’ultimo vincoli di assunzione al termine dello stage. Questo le consente, dopo un anno, di riproporre ad  altri giovani dotati dei requisiti adeguati, le stesse condizioni.

 La precarizzazione del lavoro, che ha devastato tutti gli strati del nostro tessuto sociale, ha di fatto azzerato ogni possibilità di riscatto. Il processo di cessione progressiva e silenziosa dei diritti conquistati a fatica dai nostri predecessori, che è passato con il nome tanto acclamato di “flessibilità”, si è di fatto rivelato uno dei bocconi più amari per la forza lavoro del nostro paese. Ma la polpetta velenosa non l’abbiamo dovuta inghiottire solo noi. L’altrettanto acclamata “globalizzazione” ha riservato per tutti gli uomini del pianeta piatti ancor più micidiali e devastanti. 

  Siamo di fronte a quello che possiamo definire l’omicidio perfetto. Oggi infatti, “…. visti i tempi che corrono …”, sono gli stessi genitori che consigliano ai figli di tenere la testa bassa, di portare pazienza, di rigare dritto ed accettare proposte oscene, come quella che fa da prologo a questa riflessione. Chi se lo sarebbe aspettato solo venti anni fa, che ad uccidere i nostri figli, la loro dignità e le loro speranze di un futuro autonomo e libero da condizionamenti, saremmo stati proprio noi che credevamo di volergli tanto bene?

 Badate, non si tratta di una storia lontana da noi. Tutto questo, accade oggi, accade qui. Tra Pomigliano e San Vitaliano. Non è un caso allora che “Legami di solidarietà” l’associazione voluta da Don Peppino Gambardella della Chiesa San Felice di Pomigliano animata e sostenuta da un manipolo di commoventi volontari, agisca proprio su questo territorio, per lenire ed assistere con gesti simbolici e di primo soccorso, tutti quelli che le aziende medie e piccole mettono fuori con il pretesto della riorganizzazione, della crisi, della mancanza di commesse.

 Mentre è evidente che le loro manovre, hanno il solo scopo di liberarsi della manodopera ancora protetta dalla legislazione ante Jobs Act. Questo per non parlare poi, di tutte quelle aziende che, laddove non riescono più a fare i profitti desiderati, a dispetto delle sovvenzioni pubbliche di cui hanno usufruito, chiudono e vanno via lasciando tutti, buoni e cattivi, belli e brutti, fuori dai cancelli dei loro ex stabilimenti.   

 Insomma che ci piaccia o no, è ormai evidente che senza una reazione seria e compatta della società civile, in assenza di un patto sociale che tenga vicine tutte le persone finite nel mirino dei potentati planetari, il futuro con il quale dovremmo fare i conti sarà sempre più quello di una gara al ribasso in cui a spuntarla sarà ogni volta, il peggior offerente.

 

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