Marigliano, passi in avanti sul naufragio del Giannetti 48

Antonio Iannucci

L'ing. Luigi Tullio, mariglianese, per conto del tribunale di Nola, sta brillantemente portando avanti la ricerca della verità su un incidente marittimo che risale al 2010 e che ad oggi, nonstante i tanti tentativi di ricostruzione dei fatti non ha trovato una luce.

Ma proviamo a ricostruire i fatti così come ha fatto l'ingegnere in sede d'indagine.

Il 15 dicembre del 2010 avviene il naufragio dello yacht GIANETTI 48 HT, denominato GIANIN NA9940/D, nelle acque del golfo di Gaeta (LT) a circa sei miglia a sud di Punta Stendardo, in cui perdono la vita lo skipper 40 enne Fulvio CASTALDO, Leo MANCUSO di 77 anni (zio dello skipper) e Concilia IODICE di 73 anni (compagna di MANCUSO).

In tale evento, le salme dei tre naufraghi, inizialmente disperse, vengono ritrovate in luoghi e in tempi diversi mentre il relitto giace a tutt’oggi a circa 184 mt sott’acqua.

La Capitaneria di Porto, a seguito della chiamata di emergenza, provvede a predisporre i dovuti soccorsi e, dopo circa 30 minuti, la motovedetta C.P. 856 giunge sul punto nave segnalato in coordinate GPS dallo skipper senza però rilevare alcuna unità né alcun naufrago, sebbene le ricerche vengono anche ampliate per un raggio di diverse miglia marine anche con l'ausilio di velivoli della Guardia di Finanza, dei VV.FF. e dell'Aeronautica militare.

Viene pertanto istituito presso la Procura della Repubblica di Latina un procedimento Penale al fine di individuare il responsabile dell'affondamento il quale si conclude con la richiesta di archiviazione del fascicolo.

Successivamente si susseguono presso il Tribunale di Nola diversi Giudizi Civili, al fine di individuare cause e responsabilità dell'imbarco d'acqua nel natante GIANETTI 48 HT.

Tra i diversi Procedimenti Civili, si distingue appunto quello dell'Ing. Luigi Tullio, il quale applicando il metodo Root Cause Analisys, ovvero scandagliando tutte le cause per imbarco d'acqua, ha identificato come possibile causa di affondamento quella dovuta ad una collisione contro un corpo semisommerso o con un punto fisso, con conseguente falla, o rottura della presa a mare, sotto la carena a poppa.

Inoltre, l'Ausiliario ing. Tullio, grazie all'illuminate idea di utilizzare il metodo della triangolazione dei dati dell'operatore telefonico utilizzato dallo skipper all'epoca per tutte le chiamate di emergenza, ha stimato la rotta eseguita dall'imbarcazione nel tragico giorno e determinato soprattutto che le coordinate GPS fornite da Fulvio Castaldo, precedentemente ritenute errate, erano invece corrette.

Anche se tutti gli studi possibili non porteranno in vita Fulvio, Leo e Concilia, è stato comunque fatto un grande passo verso la reale ricostruzione dei fatti, nonostante la consapevoletta che la verità giace a tutt'oggi a 184 metri di profondità.

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