Istituti penitenziari a Poggioreale e Secondigliano: Covid e la rabbia di non essere ascoltati da nessuno

Paolo Isa

NAPOLI - Dramma Covid 19 nelle istituti penitenziari, positivi 146 tra i detenuti, 86 al carcere di Poggioreale e 51 a Secondigliano, 85 tra agenti di polizia penitenziaria e personale socio sanitario. Dei ricoverati in ospedale, uno con peacemaker è gravissimo al Cotugno e due sono guariti. Il Garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello ha incontrato recentemente il prefetto di Napoli Marco Valentini per chiedere un intervento urgente del Governo. Con Ciambriello una delegazione composta, tra gli altri, da don Franco Esposito, cappellano del carcere di Poggioreale, don Giovanni Russo, cappellano a Secondigliano, Pietro Ioia, garante napoletano dei detenuti, Luigi Romano, presidente campano dell’associazione “Antigone” e Valentina Ilardi, presidente dell’associazione “Liberi di Volare”.

“Abbiamo ringraziato il prefetto per averci ascoltato e per il fatto che si è impegnato a scrivere al Governo, ai colleghi delle altre province a alla Regione per creare spazi adeguati al di fuori delle carceri ,dice Ciambriello - e per eventuali altri ricoveri di detenuti contagiati e in gravi condizioni. Di fronte alla tragedia del Covid nelle carceri, non si deve lasciare da solo nessuno e il diritto alla salute va garantito anche nei luoghi di reclusione. Alla politica chiediamo atti di rottura e una svolta. Chiediamo risposte. Alla magistratura misure alternative e un cambio di mentalità”.

La situazione nelle carceri campane  è “grave e preoccupante” afferma Ciambriello “A Poggioreale il sovraffollamento è disumano. Sono 2117 i detenuti ma la capienza è di 1500. Ci sono celle con 6, 8 e 10 persone fino 14: come nel caso della stanza 55 al terzo piano del padiglione Roma”.

Il cappellano di Poggioreale don Franco Esposito, promotore dell’appello al ministro di Giustizia Alfonso Bonafede “Non c’è più tempo. L’indulto, se non ora quando?”, firmato fra gli altri dal missionario comboniano Alex Zanotelli, dal magistrato Alfredo Guardiano, dal presidente del Pd di Napoli Paolo Mancuso e dallo scrittore Maurizio de Giovanni, spiega: “Al prefetto abbiamo indicato la possibilità di consentire ai detenuti che già sono in permesso, a quelli che devono scontare gli ultimi anni, a coloro che sono in semi libertà, e a quelli che hanno vari tipi di patologie, di poter continuare a scontare la propria pena dalle loro famiglie attraverso gli arresti e la detenzione domiciliare”.
Spiega don Franco: “Abbiamo inoltre chiesto al Prefetto di farsi voce e di sostenere presso il governo la possibilità di un indulto almeno per i mesi in cui la pandemia sarà ancora così grave”.  

L’appello al Guardasigilli promosso dal sacerdote è firmato, fra i tanti nomi della società civile, da Nino Daniele, Dino Falconio, Francesco Barra Caracciolo, Aldo De Chiara, Marinella Pomarici e Umberto Ranieri. Nelle carceri campane mancano gli spazi per distanziamento e isolamento dei detenuti positivi e si temono nuove rivolte dopo le proteste esplose a marzo durante il lockdown. A Poggioreale e Secondigliano con l’aggravarsi della pandemia sono stati bloccati i colloqui dei detenuti con i familiari e le attività e gli ingressi di volontari. “La preoccupazione, le ansie dei detenuti sono elevate - dice Pietro Ioia, garante napoletano dei detenuti: così come per loro e i loro familiari la rabbia di non sentirsi ascoltati da nessuno. C'è un clima di tensione. Occorre fare presto”.

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