Marigliano, arrivano 894 mila euro di fondi per il terremoto del 1980

Anita Capasso

MARIGLIANO - Fondi giacenti dal terremoto del 1980 che non erano stati mai utilizzati ed erano rimasti orfani da oltre 40 anni, chiusi nei cassetti del Ministero dell’economia e delle finanze. Spulciando tra le carte, il Governo Conte bis ha ritenuto di sbloccare quelle risorse, riassegnandole ai legittimi destinatari.

Serviranno per quegli interventi di recupero del patrimonio pubblico danneggiato dal sisma dell’Irpinia: interventi mai avviati. A Marigliano arriveranno nei prossimi giorni con un decreto ministeriale circa 894.623,64 euro. Un bel gruzzoletto, davvero, quello messo sul piatto dal Governo.

Gli 890 mila euro si vanno ad aggiungere al milione e 112 mila euro (1.112.252,45) di fondi residui della legge 219/81 che sono già nella disponibilità del Comune di Marigliano. Risorse finanziarie cospicue, stanziate a suo tempo dal Ministero dei Lavori Pubblici (oggi Infrastrutture) che da decenni passano nei capitoli dei bilanci del Comune senza però trovare una giusta destinazione. Fondi di un tesoretto a cui saltuariamente si attingeva.

Non ha dubbi lo storico Giovanni Villano sulla destinazione dei fondi sbloccati.
«Quei finanziamenti preziosi non vanno dispersi in micro interventi o nei mille rivoli delle mancette elettorali e delle prebende. Vanno utilizzati per il centro storico pesantemente provato dal sisma del 1980. Nessuna Amministrazione e sottolineo nessuna ha fatto finora qualcosa di tangibile. Sul centro storico ci hanno intortato di belle chiacchiere e poi hanno fatto il contrario di quello che avevano promesso. Oggi, ci viene offerta una grande possibilità, un’occasione che forse non si ripeterà più. Marigliano è stata trasformata in un obbrobrio, in un ammasso di cemento armato, un’ammucchiata urbanistica indecorosa, sotto gli occhi di tutti. Molti dovrebbero fare “mea culpa”. Per rimediare ai guasti e agli errori prodotti dall’ignoranza e dall’incapacità non ci resta che ripartire dal centro storico. Con quei fondi potremmo avviare la rigenerazione e rilanciare anche le attività economiche».

Se però le disponibilità economiche ci sono, mancano i progetti immediati e soprattutto tecnici esperti. Dal terremoto del 1980 il centro storico è stato abbandonato al degrado, all’incuria al fai da te senza regole. Vanno revisionati i sistemi idrici e fognari in un’area soggetta a dissesto idrogeologico. Va sistemata la pavimentazione in basolato completamente sconnessa o asportata. Va riqualificata l’illuminazione con un miglioramento qualitativo dell’atmosfera luminosa e del risparmio energetico. Vanno valorizzati gli edifici e i monumenti come punti di interesse prioritario. Va recuperata piazza Castello diventato, frattanto, un parcheggio di asfalto per le auto.

«Si coinvolga il Dipartimento di Restauro dell’Università Federico II dove ci sono le competenze giuste che a Marigliano non vedo. Una parte di quei fondi potrebbe essere indirizzata anche alla valorizzazione dell’aspetto estetico dei prospetti degli edifici. Una sorta di progetto S.I.R.E.N.A. in miniatura per il recupero delle parti comuni dei fabbricati con l’uso di prodotti ecologici e della tradizione - aggiunge ancora lo storico. L’ amministrazione guidata da Giuseppe Jossa saprà raccogliere la sfida e dare quelle risposte che la città attende da 40 anni?» .

Si spera in un cambiamento di rotta per ridare alla città decoro e vivibilità.

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