Papa Francesco in terra irachena: chi crede in Dio non ha nemici da combattere.

Paolo Isa

“La pazienza di ricominciare ogni volta è la prima qualità dell’amore, perché l’amore non si sdegna, ma riparte sempre”

Stamani il Papa ha incontrato, a porte chiuse a Najaf, il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, leader spirituale sciita. Poi si è diretto a Nassiriya per l'incontro interreligioso nella Piana di Ur dei Caldei. Nel pomeriggio il rientro a Baghdad e alle 18 (le 16 italiane) la Messa nella cattedrale caldea di San Giuseppe.

 

Dalla cattedrale caldea di San Giuseppe a Bagdhad, il papa Francesco ha riproposto il messaggio delle Beatitudini come simbolo della sapienza cristiana. “Gesù, la Sapienza in persona, completa questo ribaltamento nel Vangelo: non in un momento qualunque, ma all’inizio del primo discorso, con le Beatitudini”, ha fatto notare Francesco: “Il capovolgimento è totale: i poveri, quelli che piangono, i perseguitati sono detti beati. Com’è possibile? Beati, per il mondo, sono i ricchi, i potenti, i famosi! Vale chi ha, chi può, chi conta! Per Dio no: non è più grande chi ha, ma chi è povero in spirito; non chi può tutto sugli altri, ma chi è mite con tutti; non chi è acclamato dalle folle, ma chi è misericordioso col fratello”.

“Se vivo come Gesù chiede, che cosa ci guadagno? Non rischio di farmi mettere i piedi in testa dagli altri? La proposta di Gesù conviene? O è perdente?”, gli interrogativi che mettono in dubbio il messaggio delle Beatitudini.

“Non è perdente, ma sapiente”, la risposta di Francesco: “La proposta di Gesù è sapiente perché l’amore, che è il cuore delle Beatitudini, anche se pare debole agli occhi del mondo, in realtà vince. Sulla croce si è dimostrato più forte del peccato, nel sepolcro ha sconfitto la morte. È lo stesso amore che ha reso i martiri vittoriosi nella prova, e quanti ce ne sono stati nell’ultimo secolo, più che nei precedenti!”. “L’amore è la nostra forza, la forza di tanti fratelli e sorelle che anche qui hanno subito pregiudizi e offese, maltrattamenti e persecuzioni per il nome di Gesù”, assicura il Papa: “Ma mentre la potenza, la gloria e la vanità del mondo passano, l’amore rimane: come ci ha detto l’Apostolo Paolo, non avrà mai fine”.

Chi ama non si chiude in sé stesso quando le cose vanno male, ma risponde al male con il bene, ricordando la sapienza vittoriosa della croce”, ha spiegato il Papa. “Il testimone di Dio fa così: non è passivo, fatalista, non vive in balìa delle circostanze, dell’istinto e dell’istante, ma è sempre speranzoso, perché fondato nell’amore che ‘tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta’”, il ritratto di Francesco sulla scorta di San Paolo.

Le Beatitudini, in altre parole, “non chiedono di fare cose straordinarie, di compiere imprese che vanno oltre le nostre capacità. Chiedono la testimonianza quotidiana. Beato è chi vive con mitezza, chi pratica la misericordia lì dove si trova, chi mantiene il cuore puro lì dove vive. Per diventare beati non bisogna essere eroi ogni tanto, ma testimoni ogni giorno. La testimonianza è la via per incarnare la sapienza di Gesù”.

“È così che si cambia il mondo: non con il potere o con la forza, ma con le Beatitudini”, ha garantito il Papa: “Perché così ha fatto Gesù, vivendo fino alla fine quel che aveva detto all’inizio”. “La pazienza di ricominciare ogni volta è la prima qualità dell’amore, perché l’amore non si sdegna, ma riparte sempre”, ha detto Francesco: “Non si intristisce, ma rilancia; non si scoraggia, ma resta creativo. Di fronte al male non si arrende, non si rassegna”.

Di fronte alle avversità, infatti, “ci sono sempre due tentazioni”, ha osservato il Papa: “La prima è la fuga: scappare, voltare le spalle, non volerne più sapere. La seconda è reagire da arrabbiati, con la forza. È quello che accadde ai discepoli nel Getsemani: davanti allo sconcerto, molti si diedero alla fuga e Pietro prese la spada. Ma né la fuga né la spada risolsero qualcosa. Gesù, invece, cambiò la storia. Come? Con la forza umile dell’amore, con la sua testimonianza paziente. Così siamo chiamati a fare noi; così Dio realizza le sue promesse”.

Il Papa ha anche esortato a pregare "perché ovunque siano rispettate e riconosciute la libertà di coscienza e la libertà religiosa: sono diritti fondamentali, perché rendono l'uomo libero di contemplare il Cielo per il quale è stato creato".

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