Comune di Napoli, esternalizzazione carri attrezzi: gli approfondimenti in commissione Infrastrutture

Paolo Isa

NAPOLI - La riunione di oggi, presieduta da Aniello Esposito, era stata convocata su richiesta del consigliere Matteo Brambilla che ha posto una serie di quesiti relativi al contenuto del contratto per la fornitura del servizio di rimozione auto con carri attrezzi e ai motivi della mancata assegnazione ad una delle partecipate comunali, così come era stato richiesto dal Consiglio comunale. Sono intervenuti l’assessora alla Polizia Locale Alessandra Clemente e il Comandante Ciro Esposito. 
 
Un servizio, quello fornito dai carri attrezzi, di cui la città aveva un impellente bisogno e il cui avvio viene salutato con soddisfazione, ha detto nell’introduzione il presidente Aniello Esposito. Vanno qui, oggi, approfonditi i quesiti posti dal consigliere Matteo Brambilla (Movimento 5 Stelle) che ha proposto la riunione. 
Diversi i punti sollevati dal consigliere: la motivazione dell’esternalizzazione, a fronte degli emendamenti, approvati dal Consiglio comunale all’unanimità in occasione dell’approvazione della delibera che aveva ad oggetto il servizio, che impegnavano l’Amministrazione a preferire la soluzione interna, attraverso le partecipate comunali, e solo in subordine la soluzione esterna; la previsione nel capitolato di gara della concessione, a titolo gratuito, alla società vincitrice dei carri gru comunali, previo ripristino della loro funzionalità; la coesistenza della centrale operativa della Polizia locale e di un’altra analoga fornita dalla società che si è aggiudicata la gara, insieme al software necessario,  per fornire ai cittadini il servizio di informazioni sulla rimozione; la data entro la quale dovrà essere depositato il contratto di subappalto e quella dell’arrivo della informativa antimafia. Brambilla ha poi chiesto i motivi per i quali, a partire dal 2014, il servizio, obbligatorio per legge, non abbia funzionato, causando danni ai cittadini e alle casse comunali.  Si ipotizzano, per il concessionario, ricavi per tre milioni di euro l’anno, e un aggio per il Comune di circa 270 mila euro, con un evidente danno per le casse comunali che, con una spesa di poco superiore ai 100 mila euro, avrebbe potuto ripristinare i carri attrezzi disponibili e gestire direttamente il servizio. Il consigliere ha terminato il suo intervento facendo rilevare l’inopportunità del legame esistente tra persone in servizio presso l’Unità rimozione della Polizia Locale e dipendenti di una delle imprese che fanno parte del Rti che si è aggiudicata la gara. 


Rispetto a questa ultima affermazione del consigliere Brambilla si sono pronunciati in dissenso il presidente Esposito e il consigliere Rosario Andreozzi (Sinistra Napoli in Comune a Sinistra – Ecologista e Democratica) che ha invitato a formalizzare con denunce eventuali atti ritenuti illegittimi e ad approfondire, invece, i motivi del mancato svolgimento del servizio in house. 

L’assessora Alessandra Clemente ha ricordato come l’Amministrazione abbia messo in campo tutte le attività di verifica con l’Anm mirate a mantenere in house la gestione del servizio di rimozione. Questo tentativo, però, non ha dato esito positivo perché l’azienda di mobilità era alle prese con la predisposizione del piano concordatario. L’importanza di far ripartire il servizio, così come è stato ampiamente spiegato nel corso della sua presentazione, risiede nella necessità di tutelare innanzitutto le esigenze dei cittadini più deboli, come i diversamente abili, e poi quelle del  servizio di trasporto pubblico, delle attività di pulizia, igiene e decoro urbano e del trasporto di emergenza. 

Sui dettagli tecnici dell’affidamento è poi intervenuto il comandante della Polizia Locale Ciro Esposito, che ha annunciato l’invio di una successiva relazione dettagliata al presidente Esposito. L’ipotesi di esternalizzazione del servizio, ha precisato, risale al 2015, quando si evidenziò l’impossibilità di proseguire l’attività a fronte della presenza di pochi carri attrezzi e pochissimi operai e autisti, una scarsità di risorse che nel giro di due anni si sarebbero azzerate, anche a fronte della decisione dell’Amministrazione di non procedere all’implementazione di queste due figure di dipendenti. Si arriva così alla delibera di Giunta, poi arrivata in Consiglio, dove si diede mandato all’Amministrazione di verificare la possibilità che una partecipata potesse svolgere il servizio. Una ricerca rimasta senza riscontri per la mancata disponibilità di Napoli Servizi, che riteneva l’attività non rientrante nella sua mission industriale, e di Anm, che la riteneva non conveniente. Non percorribile, secondo l’Avvocatura, anche l’altra indicazione del Consiglio, di preferire enti di diritto pubblico in possesso di requisiti, senza passare per una gara. Si arriva così all’indizione della gara europea e all’aggiudicazione definitiva all’attuale Rti, risultata vincitrice a seguito di un ricorso al Tar promosso contro l’altra partecipante e prima vincitrice della gara. I 15 carri attrezzi comunali, affidati in comodato, sono stati rimessi in condizioni di utilizzabilità a cura del soggetto affidatario, e rientreranno nella disponibilità del Comune, in piena efficienza, al termine della concessione. 

Per offrire un servizio migliore al cittadino si è previsto di affiancare alla centrale operativa del soggetto affidatario anche la disponibilità degli uffici della Polizia locale, dove è possibile effettuare lo svincolo: dalle 8 alle 20 presso tutte le Municipalità, dalle 20 alle 9 presso l’unità operativa rimozioni auto, che non ha niente altro a che vedere con le attività, o presso la centrale operativa della Polizia locale. Va precisato, ancora, che la concessione garantisce al Comune un introito e nessuna spesa: l’aggio, superiore all’8 per cento su ogni incasso, viene versato con cadenza mensile.

 

Si consente così di far ripartire un servizio che negli ultimi due anni non è stato possibile erogare al cittadino. 
Per il presidente Esposito la risposta fornita da Anm è assurda e ha prodotto l’effetto di non rispettare l’indirizzo del Consiglio, a dimostrazione che chi amministra la partecipata non ha le capacità manageriali necessarie. 
  
 

 

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