Morto Marco Occhetti, il Kim dei Cugini di Campagna.

Anita Capasso

 

 

Morto Marco Occhetti, addio al Kim dei Cugini di Campagna: stroncato da un arresto cardiaco a 62 anni. Dal successo con “Anima Mia” alla vita da artista di strada.

Era nato a Roma il 24 dicembre 1959. Nel 1986 era subentrato al posto di Paul Manners nella band i Cugini di Campagna. Dopo otto anni insieme (dal 1986 al 1994) alla band, Occhetti decise di lasciare il gruppo. La sua voce e il suo falsetto contribuirono attivamente al successo dei Cugini di Campagna. In un'intervista al Messaggero nel 2017 parlò proprio degli anni in cui prese la difficile decisione: "Lasciare il gruppo è stata una mia scelta. Non ero più in sintonia con loro. Erano troppo attaccati alle vecchie cose, come ad Anima mia. Grandissimo brano, ma poi nella musica bisogna sapersi rinnovare. Come hanno fatto i Pooh. Col tempo sono nate diatribe, anche sulla nostra immagine. E me ne sono andato", spiegò ancora.

L'oblio, dopo il successo, lo ha investito e secondo Occhetti fu colpa anche della band e del modo in cui l'avevano trattato. Era stato costretto a reinventarsi artista di strada tra  tra piazza Navona e il Pantheon: "Suono solo due ore al giorno perché ho una licenza regolare rilasciata dai vigili per esibirmi ma dalle ore 16, sia in inverno sia in estate e nello spazio di 2 ore ci dobbiamo alternare in quattro per forza. Quindi a me restano 20 minuti, massimo 30. Troppo poco".

Negli ultimi anni cantava per strada, un cappello in testa e la chitarra in mano. Dopo l'addio alla band non aveva ricevuto i contributi, non tutti, e dopo oltre vent'anni  non riceveva la pensione. "Ho mamma e fratello invalidi, poi ho una figlia. Tutti sulle mie spalle. A volte sto sotto a un treno, faccio debitini tipo Paperino. Ma non mi vergogno, per fortuna dicono che sono bravo".

Viveva a Fiano Romano e si era stancato di rimanere legato ad Anima Mia e di portare le scarpe con la zeppa.

Così la scelta di esibirsi tra la gente, da Piazza Navona al Pantheon, era diventata la sua nuova vita. A Fiano Romano si era trasferito nel 2011 con la sua compagna. "Qui ho amici come Giannino ed Alfio, che frequento tra il Bar Gioia e l'Oasi Bar. Poi vado a Roma con la mia chitarra. Mi sono rimesso in gioco e non è stato facile, soprattutto per il passato musicale che ho avuto. Ogni giorno è una vera sfida, mi sono rimboccato le maniche", aveva scritto di lui Simone Ippoliti.

Cantava Sting, Cat Stevens, Beatles e i pezzi che scriveva. Non voleva essere Kim dei Cugini. Ma Marco Occhetti. E come tale lottava proprio per gli artisti di strada che, diceva, non sono tutelati come nel resto d'Europa. A loro, ripeteva, dovrebbe essere data una mano. "Posso esibirmi solo per quattro ore al giorno, nemmeno tutti i giorni. Il tempo è limitato e controllatissimo, non basta. Ho imparato a vedere i lati positivi e le persone mi fanno i complimenti, nelle giornate in cui mi va bene. Ho scritto alcune canzoni e mi piacerebbe portarle a Claudio Baglioni".

Occhetti aveva svelato anche di aver provato a contattare gli ex colleghi quando la situazione era precipitata, ma nessuno è stato disposto ad aiutarlo, aveva confidato al Messaggero. "Nessuno mi venne incontro. Kim non esisteva più per quel mondo". Senza più anima ora.

 

Oggi i commenti alla sua scomparsa sono stati moltissimi. Un grande amore in cambio arrivato dalle persone, centinaia, dalla gente. "Papà era un casinaro gli sarebbe piaciuto avere tanta gente intorno a ricordarlo", ha scritto la figlia su Facebook. "Per questo, vi comunico che Lunedì 25 aprile alle h.15 si terrà il suo funerale a Fiano Romano presso la Chiesa di Santo Stefano Protomartire".

 

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