L'esortazione del Cardinale Lazzaro You: non stanchiamoci di pregare per la pace

Paolo Isa

POMPEI - Il Prefetto del Dicastero per il Clero presiede, sul sagrato del Santuario, la recita della preghiera del Beato Bartolo Longo, invocando la costruzione di un mondo dove l’economia non uccide, il dialogo è portato avanti senza riserve e la fraternità non ha confini. E, durante l’Angelus, Papa Francesco, dopo un lungo e accorato appello per la pace in Ucraina, si unisce spiritualmente ai fedeli riuniti nella Città mariana affidandosi alla “misericordia di Dio, che può cambiare i cuori e nell’intercessione materna della Regina della pace”.

"Confidiamo   nella   misericordia   di   Dio,   che   può   cambiare   i   cuori,   e   nell’intercessione materna della Regina della pace, nel momento in cui si eleva la Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei, spiritualmente uniti ai fedeli radunati presso il suo Santuario e in tante parti del mondo".

Sono le parole che Papa Francesco ha pronunciato ,  in piazza  San Pietro, durante l’Angelus, proprio nel momento in cui, sul sagrato del Santuario di Pompei, si elevava la Supplica ,   prima   domenica   del   mese   del   Rosario,   uno  dei   due   giorni   dell’anno   (l’altro   è   l’8 maggio, ndr) nei quali la preghiera composta dal Beato Bartolo Longo è elevata solennemente. La Supplica   è   stata   presieduta   dal   Cardinale   Lazzaro   You   Heung-sik,   Prefetto   del   Dicastero   per   il Clero,   e   concelebrata   dall’Arcivescovo   di   Pompei,   Monsignor   Tommaso   Caputo;   da   Monsignor Gennaro   Pascarella,   Vescovo   di   Pozzuoli   e   di   Ischia   con   il   Vescovo   ausiliare   Monsignor   Carlo Villano;   dall’Arcivescovo   Monsignor   Luigi   Travaglino,   Nunzio   apostolico   emerito;   e   da   tutto   il clero della Città mariana.

E il tema della pace è centrale anche nell’omelia del Porporato, originario della Corea del Sud. Commentando la Prima Lettura, appena proclamata, ne sottolinea i legami con il presente. Non viveva tempi facili il Profeta Abacuc che, nel suo Libro, "descrive l’ingiustizia del suo tempo, i tratti   di   un’umanità   dominata   da   prepotenza,   violenza,   ingiustizia:   una   valle   oscura   nella   quale l’uomo   si   sente   solo,   impotente,   spaventato.   Anche   il   Signore   sembra   silenzioso   rispetto   a   quel

dolore, a quella preghiera accorata che chiede aiuto. Il giusto chiede ragione a Dio dell’iniquità e della violenza del mondo: perché tutto questo, perché il male, perché la guerra? E così noi, oggi, possiamo chiedere: perché questa guerra fratricida in Ucraina? Perché la guerra in Siria e in tanti altri  posti? Perché tanta ingiustizia  nel mondo, tanta povertà, tanta fame? perché il rischio di un conflitto atomico?". Abacuc, però, ha una fede granitica e non si stanca mai di pregare, certo delle promesse di Dio. Un esempio anche per l’uomo contemporaneo. "Non vediamo forse oggi la stessa  prepotenza, la stessa violenza, la stessa ingiustizia?», si chiede il Cardinale You, che incoraggia a non stancarsi "di pregare per la pace, come ci esorta spesso Papa Francesco, per un’economia che non uccide, per un dialogo senza riserve e perché la fraternità non abbia confini. La pandemia, le guerre, le ricchezze nelle mani di pochi e la miseria di tanti. Sono molte, in apparenza, le ragioni per arrendersi, ma il Signore ci dice di continuare ad avere fiducia in Lui, di continuare a pregare, di avere occhi per vedere che, malgrado tutto, Egli è presente e cammina accanto a noi rivelandosi nella Santissima Eucarestia, ma anche nella carità, nella speranza in un mondo nuovo, nell’amore familiare, nell’amicizia autentica. Egli è presente e visibile ogni qual volta le nostre ginocchia si piegano accanto ai nostri fratelli che chiedono aiuto. Nello sguardo dei poveri sono infatti gli occhi di quel Dio, che ci ama e ci dà segno della sua presenza nel mondo". 

Quella   di   Abacuc   è   la   stessa   fede   radicale   del   Beato   Bartolo   Longo,   Fondatore   del   Santuario.

Proprio il 1° ottobre, ha avuto inizio a Pompei, l’Anno giubilare  longhiano, un grande evento​ ricco di appuntamenti organizzati per celebrare il 150° anniversario dall’arrivo del Fondatore del Santuario e delle Opere di Carità nell’allora Valle desolata. !Centocinquant’anni fa, in un tempo altrettanto  segnato da conflitti,  ingiustizie  e miseria  – ricorda il  Cardinale  – il giovane  avvocato arrivò a Valle di Pompei, abitata da pochi poveri contadini la cui esistenza era resa difficile dalla fatica, dalla malaria e dai briganti. Nell’ottobre 1872, mentre camminava lungo i sentieri di questa

terra, sentì un’ispirazione interiore, che gli diceva: “Se cerchi salvezza, propaga il Rosario”. Quella diventò   la   sua   prima   ragione   di   vita.   Senza   la   preghiera,   che   dà   testimonianza   alla   fede,   ogni desiderio   di  bene   vacilla,   così  come   il   nostro  passo   è  debole   e  noi   siamo   fragili   senza   la   mano materna  di Maria, che ci accompagna.  Se il Beato si fosse affidato alle  sue sole forze oggi non saremmo qui, uno accanto all’altro, a pregare la Vergine nel suo Santuario, né ci sarebbero, intorno a noi, Opere di carità dalle porte sempre aperte ai poveri. D’altra parte, è evidente che tutto ciò che oggi vediamo qui a Pompei non può che essere opera di Dio che, per realizzare il bene, cerca la collaborazione dell’uomo, il quale deve farsi docile strumento nelle Sue mani". 

C’è   tanto   da   fare,   dunque,   e   i   credenti   sono   chiamati   a   non   avere   paura,   ad   essere collaboratori di Dio con l’aiuto di “Maria, stella dei naviganti e dei viandanti  nel pellegrinaggio della vita”: "A cominciare dalla nostra interiorità e dalle nostre famiglie – spiega il Celebrante – c’è pace da donare e ci sono lacrime da asciugare, ferite da curare, porte da aprire a Cristo e ai fratelli".

Da qui l’incoraggiamento finale del Cardinale, che cita le parole pronunciate da Gesù agli apostoli nel Getsemani: "Carissimi fratelli e sorelle: anche noi, alziamoci e andiamo!"

Il   rito   è   stato   introdotto   dal   saluto   dell’Arcivescovo   di   Pompei,   Monsignor   Tommaso Caputo,   che,   nell’accogliere   il   Cardinale   Lazzaro   You,   ricorda   come   le   celebrazioni   del   150° anniversario,   offrano   il   tempo   per   approfondire   la   figura   del   Beato   e   comprenderne   l’assoluta  attualità. "Egli  dice il Prelato, parlava ai contemporanei e continua a parlare a noi oggi. Perciò

vogliamo celebrare il 150° anniversario del suo arrivo a Pompei, ricordandone, per un anno intero, la figura e le opere e coinvolgendo i devoti della Madonna di Pompei nel mondo. Non è un evento  locale, ma universale. Questa Città mariana guarda al mondo per veicolare, in un tempo difficile, un messaggio   di   pace   e   di   concordia   tra   i   popoli.   E,   per   questo   anniversario,   Papa   Francesco,   ha concesso ai fedeli che verranno a Pompei il dono dell’indulgenza plenaria dal 1° ottobre 2022 fino alla   fine   di   ottobre   2023".   Le   celebrazioni   sono   anche   tempo   propizio   per   comprendere   che  ciascuno è chiamato a seguire il Beato, a cercarne l’imitazione. «Desideriamo, altresì – prosegue Monsignor Caputo – vivere il 150° come un’occasione per fare nostra la missione di Bartolo Longo, ognuno per la sua parte: diffondere il Rosario e tenere vivo l’impegno di carità. Qui in Piazza sono presenti alcuni responsabili e ospiti delle nostre opere sociali. Nei giorni scorsi abbiamo accolto 160 bambini e ragazzi nei Centri Diurni, mentre nella Mensa “Papa Francesco” i nostri poveri, che per tutto il tempo della pandemia hanno ritirato il pasto caldo da asporto, sono tornati a sedersi a tavola per consumare assieme il pranzo; è ripreso anche il servizio docce, barbiere e parrucchiere. Nelle case   famiglia   sono   arrivati   diversi   bambini   provenienti   da   situazioni   difficili   e   ora   respirano   un clima di amore e di generosità. Carità e fede. Erano questi i capisaldi della vita dell’apostolo del  Rosario,   Bartolo   Longo,   e   ancora   oggi   guidano   il   cammino   della   Chiesa   di   Pompei».   Ma   il fondamento di ogni opera è sempre e solo la preghiera del Santo Rosario. "Per questo – annuncia Monsignor   Caputo ,  ricorderemo   con   gioia,   con   un   convegno,   anche   il   20°   anniversario   della Lettera   Apostolica   “Rosarium   Virginis   Mariae”,   con   la   quale,   il   16   ottobre   2002,   San   Giovanni Paolo II volle rilanciare il santo Rosario. Questa preghiera mariana è un vero e proprio itinerario verso Cristo che, mentre ci fa riflettere sulle tappe della Sua vita terrena, ci aiuta a mettere in pratica i   Suoi   Insegnamenti.   Il   santo   Rosario   è   il   fondamento   stesso   del   nostro   Santuario,   secondo l’illuminazione   interiore   udita   da   Bartolo   Longo:   “Se   cerchi   salvezza,   propaga   il   Rosario.   È promessa di Maria. Chi propaga il Rosario è salvo!”.​

 

 

 

 

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