La legge e la ragione

Alfredo Strocchia

 Il 14 settembre scorso, un sessantottenne di Fombio, nel lodigiano, si è recato con la propria auto presso l'ospedale di Piacenza, dove è stato ricoverato ed è morto per covid poco più di un mese dopo. 

La storia del Sig. G. M., resa oggi pubblica dai quotidiani nazionali, ci narra di un uomo deceduto in solitudine e dopo aver perso, poco tempo fa e per lo stesso male, due congiunti.
La malinconica (ma giusta) retorica sulla post-umanità relazionale della società odierna e sulla condizione delle persone anziane ha chiaramente fatto la parte del leone nel dibattito scaturitone. Io vorrei dare voce ad un diverso aspetto della triste vicenda, banale, grottesco e bizzarro, che descrive una dose di superficialità sociale disarmante.
L'auto dell'uomo, regolarmente parcheggiata dallo stesso prima dell'ingresso in ospedale con apposito "grattino", è stata giornalmente puntualmente multata, nonostante un pio biglietto, scritto a mano da uno sconosciuto dopo i primi giorni e le prime multe, informasse circa il ricovero dell'anziano. Gli agenti si sono arresi solo al secondo biglietto, circa l'avvenuto decesso. Uno zelo, quello degli agenti, che ci racconta tante cose. Ci racconta di ignoranza, di menefreghismo, di illogicità, di frivolezza e ci dice quanto la pedissequa osservanza delle regole senza comprensione possa deficiere di profondità e ragione.

Essendo un inguaribile ottimista, credo e voglio credere che la vicenda abbia un suo perché, diverso dall'irrazionalità pubblicizzata. Mi fa, comunque, piacere prenderla ad esempio per astrarne suggerimenti utili. 

Anche se può apparirci lontana e troppo singolare per contestualizzarla nel nostro quotidiano, in termini assolutamente equipollenti, questa triste storiella ci si ripropone ogni qualvolta ci scontriamo con la becera applicazione di regole da parte di chi invoca la legge con zelante sollecitudine d'esecutore e che, in realtà, consciamente o meno, nasconde dietro un invocato dovere la propria pigrizia, la propria superficialità, la mancata voglia di comprendere l'uomo dietro la norma, di leggere la legge nel necessario contesto della sua ratio e di capire che il proprio dovere principale è chiedersi "perché".

Un suggerimento per tutti e un proposito per noi stessi da tener ben presente in tempi di restrizioni sociali forti come quelle odierne per la pandemia da covid, che, da un lato, chiedono responsabilità e ubbidienza, dall'altro, meritano di essere applicate in maniera razionale e contestualizzata. 

 

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