Il costo della libertà

Alfredo Strocchia

Oggi a Trieste ci si è accordi d'avere il più grande focolaio covid d'Italia. Giorni di proteste in piazza da parte del movimento "no green pass", che poi si è dimostrato anche "no mask" e tutto il resto, hanno reso i propri frutti, attesi ed amari. Chi pagherà per le cure che il sistema sanitario nazionale dovrà destinare ai manifestanti no green pass? Tutti noi, amici dei green pass o meno amici, perché il sistema sanitario nazionale, come tutti noi, è buono e riconosce la democratica libertà di protestare e far ascoltare pubblicamente la propria voce.  Si spera che i manifestanti, davanti a questo corto circuito di ragionevolezza, abbiano quantomeno appreso, sulla propria pelle e a nostre spese, l'idiozia delle proprie azioni. Lo scrivo senza rabbia e senza sarcasmo, altresì convinto che sia giusto pagare il prezzo della democrazia, purché essa conduca, nel bene o nel male, ad una crescente educazione sociale.

Ho scritto "prezzo della democrazia" e non "prezzo della libertà di fare quel che ci pare", perché se le proteste fossero avvenute nel rispetto delle regole non ci sarebbero i problemi odierni e anche perché tutto questo discorso rispolvera una più profonda riflessione, che spesso sfugge, circa i confusi e mal posti concetti di democrazia, libertà e uguaglianza. 

Esistono nel mondo culture di stampo individualista, dove ognuno è ritenuto artefice delle proprie fortune e colpevole delle proprie sfortune. Si tratta di quelle società in cui il lavoro è un obbligo morale, casco e cintura di sicurezza sono una scelta volontaria e la sanità non è una responsabilità pubblica. Il costo della libertà è individuale e, pertanto, ognuno lo dosa con parsimonia, di solito generando elevata efficienza economica e sociale nel lungo periodo. Esistono culture di stampo collettivista, nei quali il lavoro è una schiavitù, si reclamano meriti individuali e si è soliti socializzare le responsabilità. Si tratta delle comunità in cui la trasgressione delle regole non è solo tollerata, ma consente di scaricare sugli altri i costi del proprio fallimento. Il costo della libertà è qui detraibile dalle tasche pubbliche e i più spregiudicati hanno poche remore ad abusarne, con smisurati costi economici e sociali. Così, individualismo e collettivismo manifestano i propri connotati tipici non negli effetti positivi delle scelte umane, bensì nella versione fallimentare di sé. Nel primo caso, ogni individuo si assume la colpa del proprio, nel secondo caso la collettività  si accolla il costo dei fallimenti individuali, all'insegna di carità, bontà, comprensione, consapevolezza che oggi si paga per te e domani si pagherà per me, certezza che l'incertezza della tua pena oggi sarà la mia domani, dove una mano è solita lavare l'altra, ma sempre e solo a spese di tutti.

 

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