Umanità a contatto zero.

Alfredo Strocchia

Post-Natale 2021, contatti positivi alle stelle, un po’ perché i risultati delle analisi non sono arrivati per le feste, quindi si sono sommati i risultati di più giorni, un po’ perché è aumentato il numero dei tamponi effettuati, visto che tra code di paglia in fiamme e precauzioni last minute molti hanno deciso di testarsi pima di sterminare tutti i concorrenti della tombola di famiglia.

Urge qualche riflessione. Nel farla, pare che in un mondo di pro-vax e no-vax non ci siano terze soluzioni, ci si sente costantemente obbligati a schierarsi. Per essere credibili, nonché alla moda, bisogna scegliere di calarsi nei panni di guelfi o ghibellini, rossi o neri, pro Peppone o pro Don Camillo. Terze vie sono escluse, sono messe da parte tutte le soluzioni fuori dalle trincee scavate.

Chi scrive è vaccinato, perché, fin qui, crede nella società e nelle sue regole prima di credere in altro, ma devo ammettere che stanca il sentir parlare sempre delle stesse cose e che trovo pedante questa ennesima diatriba duo-logica tra chi è a favore e chi è contro pass e vaccini, anche perché ci fa dimenticare (per la verità da ben due anni lo dimentichiamo) che il virus del covid ha scarse, scarsissime, quasi nulle, possibilità di sopravvivere a lungo al di fuori di materiale organico, tipo il nostro corpo per intenderci. Una facile ricerca su giuste fonti in internet o su un’enciclopedia qualunque è sufficiente a comprenderlo. 

Ovviamente ci sono categorie di lavoratori che necesssitano di una vicinanza fisica per svolgere le proprie mansioni, chiaramente esistono lavori che non possono prescindere dal contatto con utenti o pazienti, ma tutti gli altri (caspiterina!) quanto ci metteranno a capire che devono distanziarsi? Prima di parlare di altro, dico io, scansatevi che è meglio, sia perche’ umanamente-chi-ti-conosce-e-quindi-fatti-di-lato sia perche’ il distanziamento è ed è  sempre stato il metodo piu’ facile e veloce per poter chiudere questa brutta storia.

Bastano poche accortezze, una lavata di mano, un stretta di mano in meno, una distanza tale da star fuori dalla portata di uno sputo, che poi, detto tra noi, anche senza covid, mica è una brutta idea? Ah, a proposito, una mascherina sul viso, anche la chirurgica andava bene fintanto che non s’aggravasse il tutto. Tra l’altro, quella “chirurgica” è la mascherina che più dovrebbe piacere, la più corretta, quella socialmente più generosa. Lei è fatta più per non mischiare che per non essere contagiati, è una maschera vera, solidale, esprime un “ti voglio bene”, un “mi sta a cuore la tua salute e la metto per te”. Eppure, da due anni, la gente non si scansa, ma si lamenta. 

A dispetto dell’ironia usata, l’umanita’ è una bella cosa, da preservare con cura, e del contatto stretto l'umanità ha un forte bisogno, proprio per questo è difficile evitarlo. Nessuno chiaramente deve additare le persone contagiate, le cose capitano a tutti, in buona fede, senza dolo. Essere positivi al virus non è, di per sé, una colpa. Nessuno può e deve farsi forte delle parole dinanzi al caso, sempre all’agguato dietro ogni angolo della nostra vita. È proprio pensando alle persone costrette all'isolamento, alla quarantena e alle cure mediche che scrivo queste parole, con l'augurio che tutto finisca quanto prima. Una riflessione, però, urge comunque. Un po’ di mesi fa si diceva “stiamo lontani ora per abbracciarci più forte domani”. Persi tra le chiacchiere e i contagi, siamo tutti ancora in attesa, e dell’ora e del domani.

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