Marigliano, io ho un sogno. Un piccolo sogno.

Redazione

MARIGLIANO - La campagna in fiore regala scenari bellissimi in questa parte della Campania felix. Il verde scuro del Monte Somma e quel brullo pezzettino triangolare che da qui si vede del Vesuvio sono lo sfondo perfetto per la terra rigogliosa che germoglia in primavera, tra papaveri sonnolenti, cardi violacei e ginestre selvatiche. Quest’anno la campagna di primavera ci rammenta anche che si avvicina sempre più la campagna elettorale per le elezioni comunali. Anzi, se non fosse stato il Covid, avremmo già i comitati di partito a popolare i marciapiedi del centro cittadino. Ho sempre adorato il periodo elettorale mariglianese, durante il quale è come se gli animi locali, sopiti da un’incomprensibile riluttanza quotidiana alla partecipazione nella vita pubblica, si svegliassero inaspettatamente al richiamo delle esigenze collettive. Una sorta di primavera degli animi.

 

In questo maggio, gli animi non si sono solo limitati a risvegliarsi, ma, forse a causa del caldo prematuro, si sono scaldati molto più di quanto ci si aspettasse. Non che questo sia un male in senso assoluto, chi si batte per le esigenze cittadine fa sempre bene, però, sembra un male il fatto che tutte le polemiche pro e contro l’amministrazione comunale con le quali finora ci si è dato battaglia non sembrano centrare, per il momento, i reali drammi della Città. Da un lato, un Sindaco sempre più agitato nelle sue dirette in rete, con compiacente spavalderia verso i più, a difesa della posizione, dall’altro, una schiera di guerriglieri all’arrembaggio che colpiscono dove si può, alla ricerca dell’ammuina, pur di far sentire il proprio nome.

A me, umile, anonimo e insignificante cittadino tra tanti, piacerebbe assistere a una campagna elettorale nella quale si parli di cose concrete, di fatti non di parole, di risultati da poter apprezzare, di quelle cose che davvero possono cambiare il quotidiano di ognuno di noi. Non di cose dette solo per far colpo, non della promessa irrealizzabile, non di vuote parole.

Le aree cittadine in totale degrado e che necessitano una riqualificazione (tra le tante, le due ex stazioni, tra l’altro, prossime al centro Città), il centro storico (!), i parcheggi nei pressi degli istituti scolastici, le strutture sportive, il manto stradale (possibilmente senza creare, con cemento nuovo, nuove barriere architettoniche), la necessaria informatizzazione dei servizi comunali al pubblico, una parola (almeno una) sui ritrovamenti archeologici in Via Sentino, il traffico, lo smog e i livelli di polveri sottili, il rilancio dell’economia rurale, l’elevata incidenza tumorale e le sue possibili mitigazioni. Questi alcuni dei temi che vorrei ascoltare. Potrei andare avanti per molto, scrivere del PUC, dell’edilizia, dell’ex Palazzo Attena da demolire o destinare in parte a servizi utili, della necessità di trovare una destinazione d’uso all’ex Class Hotel e molto, molto altro ancora. Ma preferisco fermarmi. Mi basterebbe anche questo. E non scrivo neppure come vorrei si affrontassero tali tematiche, perché a me basterebbe che se ne parlasse.

Io ho un sogno, un sogno piccolo. Sogno che la campagna elettorale la faccia qualcuno che vuole davvero bene a questa Città. Il Prof. Masullo, che di recente ci ha lasciati orfani  di un magnifico pensiero sociale,  in un’intervista di qualche tempo fa, disse che fintanto che i rapporti tra i cittadini non escono fuori dall’alveo dei rapporti privati (di parenti con parenti, di amici con amici) e divengono rapporti pubblici (di  cittadini con  cittadini), una città non può essere in grado esprimere le proprie potenzialità e, conservando dentro di sé il proprio passato, di proiettarsi verso il futuro con un coeso e partecipato progetto. 

Antonio Paolo Marchisi 

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