Bob Dylan finalmente re delle rock digital song sales con il brano di 17 minuti dedicato a Kennedy

Viviana Papilio

Murder most foul è il brano con il quale Bob Dylan, per la prima volta nella sua luminosa carriera, siede sul podio della classifica Billboard, ovvero dei singoli rock più venduti on line. Attenzione però a confondere la ballad con il semplice resoconto dell’evento che squarciò la storia americana degli anni ’60. Essa è invece un messaggio universale contro la paura di questo tempo sfocato.

Bob Dylan, intoccabile mostro sacro della musica mondiale, artista riconosciuto, genio che viaggia qualche spanna sopra gli altri divi della contemporaneità, raggiunge il podio delle vendite dei digital store con un brano storico e melanconico, una lungo resoconto -della durata di 17 minuti- dedicato all’assassinio di Johon F. Kennedy.

Per qualcuno la scelta fatta da Dylan di pubblicare “Murder most foul” in questo tempo di mezzo, sospeso tra la realtà di prima e quella che verrà, è il tentativo gentile di diffondere un messaggio di conforto rivolto alla collettività.

Il brano è stato pubblicato lo scorso 27 marzo sebbene si tratta del pezzo che il cantautore registrò per il suo primo album poi escludendolo dalla scelta e consegnandolo a diverse band che ne personalizzarono l’interpretazione in varie versioni. La canzone è stata scaricata più di 1,8 milioni di volte fino al 2 aprile.

Il premio Nobel per la letteratura, poeta di fatto della musica, soffia sulle note come una divinità lontana che racconta, attraverso la rievocazione dell’evento storico accaduto il 22 novembre del 1963, il senso della perdita, che sia la rinuncia al cielo che ci sovrasta o all’amore sottratto irrevocabilmente per effetto di un atto sovversivo al cuore dello Stato.

Bob Dylan impegna la sua epica, raccolta in 17 minuti, a soccorso dell’inquietudine del tempo incerto che stiamo attraversando. “Guardare dritto alle tenebre è liberarsene”, così Robert Allen Zimmerman ci lancia, verso dopo verso, un appiglio dopo l’latro, inanella una successione di cose predilette, diluisce nello spazio-tempo di una canzone, l’angoscia greve del presente.

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