L'ULTIMA DEA

Ercole Capuozzo

Nel giudizio morale è un errore staccare il passato dal presente, in quanto il presente è sostanziato dal passato. Noi siamo quel che siamo anche dentro, nel nostro animo, nel nostro "Io", e lo sguardo, la pelle, la voce, solo in parte le fanno intuire. La vita nostra è un "continuum" di passato, presente e futuro. E guai se non fosse così. Saremmo marchiati in modo parziale e definitivo. Ci sarebbe vietata ogni conversione, ci sarebbe preclusa ogni speranza di cambiamento.

L'analfabetismo, la povertà, lo sfruttamento continuo da parte dello straniero di turno hanno inciso molto sulla formazione dei napoletani, per cui, insieme ai lati positivi del loro temperamento, si sono diffusi l'arte di arrangiarsi anche illegalmente, l'astuzia malevola, il furto e, oggi, la rapina, l'omicidio, lo spaccio della droga. La realtà, per varie cause, triste che viviamo fa dare dei napoletani un giudizio negativo. Ma si commette un torto verso la maggior parte di essi, che sono i primi a subire l'odierna situazione e a vergognarsene.

Eppure, il destino di Napoli non era questo. La leggenda narra delle Sirene. E di Partenope. Una di esse. Incantate da Orfeo con la sua lira di ritorno dall'avventuroso viaggio di Giasone nella Colchide per la conquista del "vello d'oro", e successivamente sconfitte da Ulisse di ritorno da Troia, per la vergogna, si inabissarono e andarono a morire sul fondo del mare. Il corpo di Partenope, portato dalle onde, fu deposto sul tratto di coste più incantevole della penisola, ove gli abitanti le dedicarono una città che, successivamente i greci ampliarono e chiamarono "Neapolis".

E Napoli non tradì la bella Partenope, diventando regina della musica che, insieme al dolce clima e alla fertilità del territorio, plasmò il carattere dei suoi abitanti, rendendoli allegri, speranzosi, simpatici, mentalmente vivaci, semplici. Tanto da versare lacrime di commozione al canto triste e appassionato di una canzone, da avere un elevato senso di ospitalità, da mostrarsi pronti ad essere utili agli altri, e a trovare, in qualsiasi occasione, la parola di incoraggiamento e il motto di spirito.

Ed ora, nella città di Napoli e in tutti i paesi della provincia, si respira un'aria greve. L'ansia di chi è costretto ad uscire di casa per qualche incombenza si tocca con mano, fare la fila in qualsiasi ufficio pubblico è diventato pericoloso, si uccide selvaggiamente.
La pietà è fuggita. La speranza non ancora.

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