Marigliano, i canti di S. Francesco e di S. Domenico letti a S. Vito

Franco Trifuoggi

MARIGLIANO -  Mercoledì 12 marzo u.s., alle 17.30, nella Sala Convegni del Convento di S.Vito, si è svolto il 5° incontro della “Lectura Dantis Marilianensis” dedicato alla terza cantica.
La prof. Nunzia Sbriglia, vice-presidente del Centro di Cultura “Quasimodo”, dopo aver recato il saluto della Presidente prof. Viola Esposito, assente per motivi di salute, ha presentato i relatori P. Salvatore Vilardi, Superiore del Convento, e prof. Antonio Esposito, già Dirigente scolastico; e i giovanissimi studenti Arianna Auriemma, Francesco Scala Apolo, Marisanta Cacace e Francesca de Stefano, tutti alunni della classe III A del Liceo “Carducci” di Nola, preparati con amore e competenza dalla prof. Lucia Napolitano, che hanno letto con partecipe impegno e passione i versi dei canti XI e XII.

Ha poi commentato il canto XI il P.Salvatore Vilardi. Ha rilevato che esso si apre con l’invettiva di Dante contro le dissennate ambizioni terrene. Ha richiamato il discorso di S.Tommaso, che informa Dante che la Provvidenza ha inviato sulla terra due principi per sostenere la Chiesa: S.Francesco, “tutto serafico in ardore”, e S.Domenico, “di cherubica luce uno splendore”, e pronuncia il panegirico di S.Francesco, dalle origini alle nozze con la Povertà, alla ricchezza spirituale che gli guadagna ben presto dei discepoli, alla duplice approvazione della Regola, alle Stimmate, alla morte; per poi toccare la degenerazione dei domenicani: i più, infatti, si allontanano dai precetti del Santo, seguendo i quali si accumulano meriti per la salvezza eterna. Donde la polemica di Dante contro la concezione utilitaria del sapere e l’attaccamento ai beni terreni dei rappresentanti della Chiesa.

La figura di S.Francesco – ha rilevato il relatore – “si staglia potente, energica e maestosa”, senza concessioni al sentimentalismo e all’aneddotica; essa è costruita sulla base delle biografie medievali, ma tutta dantesca è la sicurezza con cui Dante, affidando a un eletto spirito sapiente l’elogio di quel Francesco che si proclamava “semplice e senza cultura”, risolve in superiore sintesi la “malintesa risorgente polemica Assisi-Parigi, semplicità-cultura” in nome di quella sapienza evangelica che affratella Francesco e Agostino, Egidio e Bonaventura. Parimenti dantesca è la capacità di sposare l’interpretazione provvidenziale della figura di S.Francesco con l’allegoria di un amore cortese; se egli non la chiama “signora” la Povertà, tuttavia riconduce l’origine del male nell’avarizia: convergenza non casuale fra il poeta esule che tuona incessantemente contro la cupidigia, e il Santo mirabile esempio di povertà, intesa come piena liberazione dello spirito.

Il prof. Antonio Esposito
ha poi commentato il canto XII. Dopo aver accennato alla nuova corona di beati cantante all’unisono con la prima (descritta nel canto precedente), ha motivato la scelta, da parte di Dante, di affidare a San Bonaventura da Bagnorea, autore dell’ Itinerarium mentis in Deum, il compito di tessere le lodi di S.Domenico. Ha sottolineato l’elaborata perifrasi con cui egli ne rievoca la nascita e i primi prodigi, e analizzato acutamente la solenne esaltazione del suo strenuo impegno in difesa della Chiesa e nella lotta contro gli “sterpi eretici”, massime contro gli Albigesi, a cui Bonaventura, richiamando il concetto della comune funzione e del pari valore dei due Ordini monastici, fa seguire la deplorazione della degenerazione dei francescani, i più dei quali si discostano dalla regola interpretandola con lassismo o con eccessivo rigorismo; e aggiunge la presentazione dei dodici spiriti della seconda ghirlanda, tra cui il Papa Giovanni XXI, e Gioacchino da Fiore, “di profetico spirito dotato”.

Il relatore ha poi richiamato la concezione unitaria dei due canti, soffermandosi sull’interpretazione dell’Auerbach; e ha evidenziato, sulla scorta del Sapegno, il registro alto del linguaggio, avvalorato dalle preziose similitudini, l’interpretazione spirituale dei nomi, le immagini vigorose e il ritmo concitato di gagliarda epopea culminante nei vv. 100-102. Ha infine concluso con un riferimento al Sanguineti, suo maestro, per rivendicare il valore e l’attualità dei classici, e segnatamente della Commedia, chiedendosi: “Chi può dire a chi che la Divina Commedia non sia anche sua?”.
Fervidi e prolungati applausi hanno gratificato i giovanissimi lettori dei versi e i due illustri relatori per i loro dotti, approfonditi e perspicui interventi. È fissato per il 9 aprile il prossimo incontro.

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