A S.Vito lettura dei Canti di Cacciaguida

Franco Trifuoggi

MARIGLIANO - Mercoledì 9 u.s. la Sala Convegni del Convento di S.Vito ha ospitato il 6.° incontro dedicato alla “Lectura Dantis Marilianensis”, destinato all’esegesi del “Paradiso”. In apertura chi scrive ha presentato – per delega della prof. Viola Esposito, Presidente del Centro di Cultura “Quasimodo” – la relatrice prof. Nunzia Sbriglia, “docente apprezzata e umanista sapiente”.

La prof. Sbriglia ha riassunto il contenuto dei canti XV e XVI, per poi cedere la parola alla dott. Rosarianna Autiello, che ha letto con magistrale impegno e puntuale partecipazione i versi del canto XVII. Subito dopo, la relatrice ne ha offerto un commento impeccabile per capacità di sintesi, acutezza di analisi e perspicuità di espressione. Dopo aver accennato alla “sede” degli spiriti militanti per la fede, il cielo di Marte, ove le anime si dispongono su due liste luminose che, intersecandosi, formano una croce al centro della quale sfolgora l’immagine di Cristo, ha ricordato che il XVII è il terzo canto della trilogia di Cacciaguida, e ha citato a proposito un  giudizio del Momigliano: “Se volete conoscere Dante esule, Dante lodatore del passato, Dante giudice, dovete leggere i suoi colloqui con Cacciaguida”, il trisavolo che può conoscere il futuro, le cose contingenti “anzi che sieno in sé”, perché le legge in Dio, per il quale tutto è presente.

Dante – ha proseguito – chiede quindi a Cacciaguida chiarimenti sulle profezie che gli sono state ”rivolte” nell’Inferno (Farinata, Brunetto Latini, Vanni Fucci) e nel Purgatorio (Currado Malaspina, Oderisi da Gubbio) per essere preparato ad affrontare le difficoltà che gli si presenteranno. Cacciaguida, al quale “come dolce armonia da organo” perviene il futuro del poeta, predice a Dante che dovrà lasciare Firenze per decisioni prese là “dove Cristo tutto dì si merca” (la corte pontificia), poi pronuncia le famose terzine “Tu lascerai ogni cosa diletta più caramente…Tu proverai sì come sa di sale / lo pane altrui…” e infine gli preannuncia che dovrà subire l’ingratitudine degli altri esuli fiorentini.

Nella “fase consolatoria” – ha poi precisato la relatrice – Cacciaguida parla al poeta dell’ospitalità disinteressata che gli sarà offerta dal magnanimo Bartolomeo della Scala con il quale vedrà Cangrande, ancora troppo giovane per essere oggetto di attenzione da parte del mondo, ma le cui azioni saranno estremamente meritorie. Nell’ultima parte del canto Cacciaguida rivela a Dante la sua missione di poeta: dovrà riferire tutto quello che ha visto circa fatti e personaggi durante il viaggio, non deve essere “al ver timido amico” e deve lasciar “grattar dov’è la rogna” senza preoccuparsi delle conseguenze, perché solo in questo modo ciò che dirà, anche se in un primo momento risulterà fastidioso, diventerà “vital nutrimento” quando sarà stato digerito e l’umanità tutta potrà imprimersi facilmente nella memoria il messaggio di cui è destinataria.

La prof. Sbriglia, che ha infiorato il suo dire di notazioni filologiche ed estetiche finissime, ha concluso citando opportunamente un giudizio del Figurelli: “I canti di Cacciaguida proclamano in modo univoco, pieno, integrale, il fine messianico del viaggio e quindi del poema dantesco: con progressiva metamorfosi il peccatore si è trasformato in “unto del Signore” al quale compete l’altissimo compito di richiamare l’umanità smarrita ai retti sentieri della verità”. Successivamente il simpatico e dinamico Ulisse Nigro ha declamato da par suo un interessante monologo di sua composizione, “La giovinezza”, al quale ha fatto seguire frizzanti battute di attualità. Applausi calorosi e reiterati per tutti.
Al termine la prof. Sbriglia, Vice-Presidente del sodalizio, dopo aver ricordato la data del prossimo incontro (30 aprile), ha porto, anche a nome della Presidente, i più fervidi auguri ai presenti per le imminenti feste pasquali.

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